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Carcere di Brissogne, i Sindacati di Polizia penitenziaria si schierano compatti per la cautela

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di Redazione

Un appello alla prudenza e ad attendere l’esito degli accertamenti sulle presunte criticità denunciate all’interno della Casa circondariale di Brissogne. A lanciarlo – con un significativo comunicato congiunto – sono FNS Cisl, SAPPe, SiNAPPe e UILPA Polizia penitenziaria, intervenute dopo le notizie emerse nelle ultime settimane sul clima di lavoro nell’Istituto valdostano.

Le organizzazioni sindacali spiegano di aver inizialmente scelto il silenzio pubblico “nel rispetto del lavoro degli organi preposti agli accertamenti” e per garantire la necessaria serenità a chi è chiamato a verificare i fatti e le eventuali responsabilità.

Oltre cento dipendenti operano in un clima appesantito

I Sindacati richiamano, quindi, l’attenzione sugli oltre cento dipendenti che lavorano nel carcere di Brissogne. Secondo le sigle sindacali, la diffusione di notizie ancora oggetto di verifica avrebbe inevitabilmente appesantito il clima interno, con il rischio di “alimentare tensioni e favorire possibili strumentalizzazioni”.

Una presa di posizione molto netta rispetto, invece, alle dichiarazioni dell’OSAPP, che invece aveva contribuito a diffondere la notizia relativamente ad un presunto clima tossico tra colleghi e agenti della Polizia penitenziaria. La prudenza, sostengono le sigle, deve rappresentare una garanzia sia per “chi sostiene di aver subito un danno” sia per chi ricopre funzioni di coordinamento e responsabilità.

L’appello: “evitare valutazioni premature”

Le quattro organizzazioni confermano quindi la propria fiducia negli organi competenti chiamati a fare chiarezza e invitano alla “massima prudenza” nella diffusione di notizie e valutazioni.

In assenza di “accertamenti dirimenti” – concludono – il rischio è duplice: non rendere giustizia a chi denuncia situazioni di criticità e, allo stesso tempo, danneggiare persone “il cui operato è ancora in fase di accertamento”.

Nel mentre è notizia di queste ore che il M5S ha depositato una interrogazione parlamentare sul caso al Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

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