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Il Consiglio Valle è diventato il Cluedo: chi ha tradito Renzo Testolin?

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di Giuseppe Manuel Cipollone

Non è bastato l’appello alla responsabilità che Renzo Testolin lanciava la mattina dallo scranno di Presidente in pectore,a ben pensare dal suono decisamente sinistro, ieri sera il naufragio inaspettato del governo a 19 è andato in scena in Consiglio Valle con tutto il suo fragore.

Ma a 30 giorni circa dallo scadere del countdown per le nuove elezioni, in attesa di capire quali saranno le prossime mosse dei movimenti politici – o ciò che ne resta – una domanda sorge spontanea: chi ha sabotato in modo tanto plateale l’esecutivo Testolin?

Sì, perché il Consiglio Valle sembra sempre meno un classico scontro fra partiti o idee politiche e sempre più un grande gioco di ruolo, un Cluedo giocato sulla pelle dei valdostani, dove ogni personaggio recita una parte su una “scena del crimine” che adesso ha i riflettori dell’opinione pubblica puntati.

Una domanda a cui nessuno probabilmente potrà dare una risposta definitiva. Ma dopo un evento politico tanto eclatante, consumato sul palco del Consiglio regionale come in una pièce teatrale, ci permetterete di essere – tra il serio e il faceto – dei novelli Hercule Poirot con le nostre ipotesi. Perché la pelle di Testolin, intesa evidentemente in senso politico, la desideravano in tanti ed ora qualcuno l’ha ottenuta.

Gli indiziati

Prima di individuare gli indiziati, però, permetteteci di fare una premessa doverosa e un po’ politically correct: in democrazia quanto avvenuto ieri non solo è lecito, ma in qualche modo è espressione di massima libertà politica. Quindi in questa sede non si parlerà di colpevoli, che non esistono, ma solo di chi – forse più di altri – aveva un movente per impallinare politicamente Renzo Testolin e la sua “giunta lampo”.

Ipotesi peraltro del tutto nostre e che, visto l’intreccio di situazioni che si è creato, sono ampiamente rivedibili e integrabili in questo grande Cluedo che è diventato l’Assise regionale.

Il primo indiziato è senza dubbio Andrea Padovani di FP-PD. Nato e cresciuto politicamente nella sinistra militante, di cui ancora assume una certa postura, si trova oggi nella posizione scomoda di chi non ha più una collocazione definita. Nella sinistra radicale gli rimproverano di essersi “imborghesito“, nella sinistra moderata lo vedono come un estremista, lasciandolo in un limbo in cui non è facile trovare equilibrio. Padovani più di tutti arriva da una storia di attivismo contrario all’era di Augusto Rollandin e – prima del voto – in molti lo individuavano come uno scontento dell’ingresso dell’Imperatore in maggioranza. Che Padovani fosse davvero disposto a ingoiare anche il rospo di Pl’A pur di non vedere al governo la Lega o, viceversa, nel segreto del voto abbia dato libertà al suo malcontento, rimarrà per sempre un mistero.

Poi non è possibile non citare l’unionista della Coumba, Aurelio Marguerettaz. Apparentemente con il suo aperto sostegno all’ipotesi di governo con il centrodestra è l’indiziato numero uno, ma proprio per questo – nel nostro Cluedo politico – potrebbe rappresentare quel personaggio che fin dal principio sembra l’artefice del misfatto e invece alla fine si rivela innocente. Certo che l’arringa in Consiglio Valle da più quadrato dei militi, per poi compiere il colpo di mano in segreto, sarebbe davvero un gioco di prestigio da vecchio volpone della Prima Repubblica. Una trama forse un po’ scontata, ma plausibile. Considerazioni in parte simili si potrebbero fare su Barmasse e Sapinet.

All’appello non può mancare l’ex Presidente, Erik Lavevaz. Unionista da sempre, Lavevaz ha rassegnato le dimissioni dopo mesi di cottura da parte dei propri alleati. Sarebbe interessante sondare la psiche di un uomo che si è visto mettere da parte, per poi dar luce ad un governo identitico a quello precedente. Ecco un governo uguale a sé stesso ma contra Lavevaz, impallinato da una lettera firmata anche da quell’uomo che ora sedeva – così fragile – sullo scranno più alto. I peggiori misfatti di cronaca avvengono per dei raptus, chissà quelli politici.

E che dire di Luigi Bertschy, AV-Vd’A Unie, Presidente facente funzioni che appena arrivato nel posto al sole era già stato messo da parte. Indubbio è che, fuori Testolin, lui torna centrale in eventuali nuove trattative, in specie se si pensa che nessuno (c’è da supporre) avrà l’ardire di ripresentarsi alla fiducia sotto 20/21 consiglieri presunti sulla carta.

All’elenco non può mancare l’insospettabile, quel personaggio che per tutta la trama non ti rendi conto quasi che esista e invece è lì al posto giusto al momento giusto. Questi non può che essere Corrado Jordan. Più che altro perché se un tizio girasse per strada e chiedesse al cittadino medio: “chi è Jordan?”, non c’è dubbio che costui si vedrebbe rispondere, spesso e volentieri, “e io che ca**o ne so”. Ma lui c’è, eccome. E i bene informati dicevano che anche lui ambisse ad un assessorato, aspettativa puntualmente disattesa in un governo a 19 con 18 aspiranti assessori. Non avremo certezze, miei cari.

Come non le avremo su Luciano Caveri che si è visto sforbiciare l’assessorato o lo stesso Augusto Rollandin che in quanto a machiavellismo, forse, è ancora un passo avanti. L’unico che ci pare di poter escludere è il povero Carlo Marzi disposto a slittare alla Sanità, notoriamente martire fra tutti gli incarichi, pur di tenere i fili assieme.

Chissà l’unica certezza reale è che noi come investigatori Poirot siamo pessimi, anche impersonandolo solo con velo satirico. Molto peggiore però è lo spettacolo che sta venendo offerto da questa classe politica, spaventata dallo spettro delle elezioni e incapace di prendere alcuna decisione. Per le strade la gente è stufa di questo gioco di ruolo dove ci si pugnala a vicenda, c’è già chi non invoca più elezioni ma direttamente un commissario. Arrivare a far disinnamorare la gente comune della democrazia era molto difficile, ma oggi è così.

Perché il Cluedo, in fondo, è appassionante solo se resta un gioco da tavola.

Giuseppe Manuel Cipollone

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