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Mancano certificati e il referendum sulla cannabis rischia di naufragare. Presidio di protesta sotto palazzo regionale

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di Giuseppe Manuel Cipollone

Nel tardo pomeriggio, alle 18:00 circa, si è riunito sotto palazzo regionale il presidio dei promotori e simpatizzanti valdostani del referendum a favore della legalizzazione del consumo di cannabis. Presenti Tatiana Ozel-Ballot, Fabrizio Rossa, Leonardo Dal Tio (militante del movimento +Europa) e il volto di noto Chiara Giordano, esponente locale dell’Associazione Luca Coscioni che sta promuovendo la raccolta firme in funzione di un referendum nazionale sul tema. 

La mobilitazione del manipolo è dovuta ad una difficoltà burocratica che rischia di far naufragare l’intero iter referendario: più di un migliaio di comuni in tutta Italia non sono riusciti a fornire i certificati elettorali dei firmatari entro il tempo prestabilito dalla legge, 12 in Valle d’Aosta, con ciò rendendo – al momento – impossibile l’autenticazione delle sottoscrizioni. Per questo motivo, a detta dei promotori, vi sarebbe il rischio concreto che tutta la raccolta firme diventi nulla dal punto di vista legale. 

Chiara Giordano ha così commentato la vicenda: “con l’Associazione Luca Coscioni siamo riusciti in un’impresa che persino noi non ci aspettavamo, raccogliendo ben 580.000 firme in meno di due settimane per il referendum, senza nemmeno un banchetto fisico. Uno sforzo e una adesione incredibile che hanno funzionato alla perfezione, quindi noi non siamo qui per promuovere il referendum piuttosto per chiedere che un’inefficenza dello Stato non comprometta un naturale processo democratico in tal senso. Il 30 settembre infatti è la scadenza per la presentazione delle firme, ma 1400 comuni italiani non sono riusciti a fornire – mezzo pec – i certificati elettorali che abbiamo rischiesto. Fra questi vi erano anche 12 comuni valdostani, ma dico ‘erano’ perché, da ieri, sotto nostro sollecito quasi tutti si sono mobilitati. Quindi non pensiamo a ostruzionismo, ma proprio ad una inerzia burocratica“.

Oltre a ciò abbiamo chiesto a Chiara Giordano – riprendendo le valutazioni del noto Procuratore Nicola Gratteri di qualche anno fa – se la legalizzazione della cannabis e più in generale delle droghe leggere, non potesse in qualche modo spingere le organizzazioni malavitose a investire con più energia nello spaccio di quelle pesanti. E lei ci ha risposto: “A me fa sempre specie questo ragionamento che attacca la Marijuana e le droghe leggere, perché stiamo parlando di queste e non di altre sostanze. Considera che fino all’epoca fascista l’Italia era la prima esportatrice, anche in termini economici. Peraltro questo referendum non spingerà alla moltiplicazione del consumo, ma si tratta di un mercato già esistente lasciato all’illegalità. Io lo trovo, per esempio, molto meno grave del consumo di alcol. Secondo che criterio, dunque, stabiliamo che uno è legale e l’altro no?“. 

E ancora: “anche sulla salute la Marijuana ha dei benefici che vanno valutati e costa meno di altri farmaci. Quindi non è solo una questione di mafia. Non credo che la legalizzazione delle droghe leggere annullerà i mercati illeciti delle organizzazioni criminali, ma storicamente è dimostrato che il proibizionismo non funziona. Con questo non significa sdoganare ogni cosa, ma mettiamo sullo stesso piano fatti simili. Anzi, secondo me, l’alcol è peggio“. 

Giuseppe Manuel Cipollone

 

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