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Aosta, salario minimo: è stop dalla Corte Costituzionale. Mozione di Fd’I e Lega: maggioranza respinge, ma apre una revisione

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di Redazione

La maggioranza non accoglie la mozione congiunta di Fratelli d’Italia e Lega Vallée d’Aoste, ma in aula riconosce la necessità di aggiornare la delibera sul cosiddetto “salario minimo comunale” approvata a inizio anno. È questo l’esito politico del dibattito andato in scena nel Consiglio comunale di Aosta, dello scorso 28 maggio, dopo la recente sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la normativa della Regione Toscana che introduceva criteri premiali legati alla soglia dei 9 euro lordi all’ora negli appalti pubblici.

A presentare il tema è stato il Capogruppo comunale di Fratelli d’Italia Giuseppe Manuel Cipollone, firmatario della mozione insieme al Consigliere della Lega Sylvie Spirli. Nel suo intervento Cipollone ha sostenuto che la sentenza della Consulta abbia confermato le perplessità già espresse dal Centrodestra durante la discussione della delibera n. 16 del 2026.

“Quello che noi chiediamo oggi è di adeguare la delibera alla luce del nuovo quadro normativo e costituzionale”, ha spiegato il Consigliere. Sottolineando, inoltre, come il principio del ‘salario minimo’ risulti ormai superato dal modello del ‘salario giusto’, fondato sull’applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi.

Secondo Cipollone, vi sarebbe anche particolarità ulteriore nella vicenda, ovvero che la maggioranza avrebbe già corretto l’impostazione originaria durante l’approvazione della delibera: “fu fatta un’operazione di marketing che adesso va svelata: avete approvato sostanzialmente il salario giusto spacciandolo ai giornali come salario minimo”. Il testo emendato a gennaio dalla maggioranza, in effetti, contiene già molti degli elementi oggi previsti dalla nuova impostazione normativa.

Il Capogruppo di Fratelli d’Italia ha però evidenziato come il mantenimento nel testo di alcuni riferimenti al salario minimo equivocabili (laddove applicati) potrebbero esporre il Comune a future contestazioni in sede di affido degli appalti: “lasciare rami secchi nel quadro normativo secondo me non è corretto”.

Fadda: “la delibera non è un errore, ma servirà un aggiornamento”

Nella replica, il Vicesindaco Valeria Fadda ha difeso l’impianto politico della deliberazione approvata a gennaio: “la delibera 16/2026 non è stata un errore da correggere e neanche qualcosa da archiviare tout court a seguito della sentenza della Corte costituzionale”, ha dichiarato.

Allo stesso tempo, però, Fadda ha illustrato un percorso avviato dall’Amministrazione con le organizzazioni sindacali, confermando di fatto la volontà di costruire un nuovo sistema basato sui contratti collettivi di riferimento sul modello adottato dalla Provincia autonoma di Trento.

“Questa sentenza ci conferma che gli articoli della Costituzione che noi abbiamo utilizzato sono quelli corretti”, ha spiegato in Consiglio comunale, aggiungendo che la Giunta starebbe lavorando a aun percorso condiviso con le sigle sindacali per individuare i contratti applicabili nei diversi settori e definire strumenti di monitoraggio e controllo negli appalti.

Un passaggio significativo è arrivato quando il Vicesindaco ha riconosciuto che un intervento sulla deliberazione sarà comunque necessario: “è evidente che dovremo fare un passaggio successivo per andare a modificare quella deliberazione”, ha affermato. Posticipando, però, come ciò dovrà avvenire una volta concluso il confronto con sindacati e associazioni datoriali.

Spirli: “le criticità che avevamo segnalato oggi trovano conferma”

Sulla stessa linea il Capogruppo comunale della Lega, Sylvie Spirli, che ha ricordato come il Centrodestra avesse già evidenziato mesi fa i limiti dell’introduzione del criterio premiale dei 9 euro lordi all’ora.

“Noi avevamo fortemente criticato l’inserimento di quel criterio premiale nelle gare d’appalto del Comune di Aosta”, ha ricordato nell’intervento. Per poi aggiungere come la sentenza della Corte costituzionale confermi proprio quelle osservazioni: “non chiediamo di annullare la delibera, ma di aggiornarla da come è alla luce delle novità introdotte dalla Consulta”.

Mozione respinta, ma la maggioranza conferma il percorso

“Ci avete dato sostanzialmente ragione, è finita l’operazione di marketing”, hanno concluso Fratelli d’Italia e Lega. Nonostante ciò, il testo non ha trovato il sostegno della maggioranza. Il Partito Democratico ha annunciato l’astensione, spiegando che il lavoro richiesto dall’iniziativa è già stato avviato e che la revisione della delibera dovrà essere affrontata al termine del confronto con le parti sociali.

Al termine della discussione il Consiglio comunale ha respinto la mozione con 7 voti favorevoli e 20 astensioni.

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