Mancava solo la colonna sonora de ‘Lo Squalo’, con quell’adagio che – mano a mano – ti porta in uno stato di angoscia profonda. Ovviamente parliamo di politica e il sangue – da noi – è solo metaforico, così come la scena del Presidente Testolin attorniato dagli “squali”. Ma si sà, tra squali ci si intende.
E se fino a ieri poteva sembrare un’esagerazione, questa mattina in Consiglio Valle qualche pinna è davvero affiorata sul pelo dell’acqua. Con quegli affondi solitari di violoncello in sottofondo, a rendere l’intera scena più suggestiva.
L’udienza, tanto attesa, ancora non ha sciolto i nodi. Anzi, l’attesa ne aumenta il pathos. Eppure ha già prodotto effetti: non nelle carte, ma nei comportamenti. Che in politica, spesso, contano di più.
La difesa in tribunale, per Testolin, ha scelto una linea quasi muscolare: l’interpretazione dei ricorrenti è “abnorme e assurda”, dicono i legali all’uscita dall’aula di giustizia in cui si è repirata un’aria più pesante del solito. Non solo. Si è arrivati a evocare la Corte costituzionale. Un passaggio tecnico, se visto dal mero profilo giuridico. Ma politicamente è un segnale fortissimo: non si discute solo di Testolin, ma della tenuta stessa di una legge regionale che incide sulla forma di Governo sostanziale. Ed è questo il passaggio politico che un avvocato, forse, proteso analiticamente a vincere una causa, non ha tenuto in debita considerazione.
Il problema è anche e soprattuto fuori dal tribunale. Fratelli d’Italia ha parlato di attacco al Consiglio, il PD di svilimento. Il Presidente del Consiglio Stefano Aggravi, per adesso ha fatto il Presidente: prudente, istituzionale, attendista. Ma con un quid: infilando una “marcata riserva” personale sulla linea difensiva di Testolin che, tradotta dal politichese, suona come una scelta che non lo convince del tutto.
Poi c’è Bertschy, il Vicepresidente. Interviene, ma senza difendere apertamente. Senza prendere una vera posizione. In una parola: lascia spazio. E quando in Consiglio Valle si lascia spazio, di solito non è per caso. Perché in maggioranza, ora nessuno corre. Nessuno strappa. Tutti osservano, qualche volta con il mal di pancia. Ma ci si muove per segnali.
Attenzione al paradosso: se il ricorso venisse accolto, il destino politico di Testolin sarebbe segnato. Ma se venisse respinto, Testolin ne uscirebbe rafforzato formalmente e giuridicamente. Nel frattempo, infatti, qualcosa si è già consumato: vincere imponendo la discesa in giudizio di una Giunta in solido, senza che successivamente nessuno si esponga davvero per te, non è esattamente una vittoria piena. Sarebbe una vittoria… in solitaria.
Così come in solitaria sarebbe inevitabilmente il comando dopo. Ed in fondo l’evento sarebbe nel segno di questi tempi, in cui tutto può essere il contrario di tutto. Anche un Presidente degli autonomisti che diventa un campione di costituzionalismo statuale, con l’imprimatur della legge e dei giudici italiani. Tutto ciò che l’Union ha sempre abiurato.
Ecco il dramma di Testolin: cadere nel momento di massimo fulgore poltico, da attuale campione indiscusso di preferenze. Oppure governare con lo stigma di aver sfidato apertamente l’Autonomia tutta?
E’ così che – in fondo – un soffio di quest’aria vagamente apocalittica, che si respira negli ultimi tempi, arriva anche sul piano istituzionale “chez nous”: Renzo riuscirà dove nessuno era mai riuscito prima?
Soldato Pedro




