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Asva critica sul gruppo Facebook ‘Sei di Aosta se…’: “toni inaccettabili”

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di Redazione

Ancora polemiche intorno al post del consigliere comunale di maggioranza, Sarah Burgay, che sta comportando degli strascichi sotto diversi profili.

Adesso è l’Associazione Stampa Valdostana, sindacato dei giornalisti valdostani, a diffondere un comunicato che richiama alla libertà di stampa. Secondo l’associazione sindacale, infatti, nessuno può stabilire la rilevanza pubblica di un fatto, riportandola su un giornale, se non il giornalista stesso, come previsto dai principi della deontologia professionale, della legge e della Costituzione.

“Chi può autorizzare la pubblicazione di un articolo di giornale, di un servizio televisivo, di un altro contenuto d’informazione? Nessuno, se non la Costituzione. In Italia non esiste la censura, né può farla un gruppo Facebook”, sottolinea con forza L’Asva.

Che poi aggiunge: “l’Asva ritiene inaccettabili toni e sentenze espressi all’interno di un gruppo Facebook dedicato alla città di Aosta (il riferimento è al gruppo ‘Sei di Aosta se…’), non nuovo ad attacchi ai giornalisti, la cui amministratrice in passato si è resa autrice di una lista di proscrizione delle testate amiche e di quelle sgradite al gruppo stesso”.

In particolare, la vicenda riguarda gli strascichi del post pubblicato dal consigliere comunale di Aosta Sarah Burgay, che ha espresso una sua opinione sui cittadini che criticano la pista ciclabile con toni molto forti sui social. Secondo il sindacato dei giornalisti la Burgay è un personaggio pubblico e, in quanto tale, “degno di attenzione da parte dei cronisti”. Per tale ragione – sostiene Asva – nessuno è autorizzato a stabilire di cosa si può o meno parlare su un giornale, ventilando l’ipotesi di azioni legali, anche laddove l’evento o la polemica avenisse su un gruppo social formalmente chiuso ma avente un carattere pubblico per la comunità.

“Atteggiamenti di questo genere non sono tollerabili – conclude il sindacato: ribadiamo ancora una volta che nessuno può autorizzare o non autorizzare qualcuno a scrivere un fatto di interesse pubblico.

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