In un momento storico in cui l’istruzione è spesso terreno di scontri ideologici e riforme veloci, il gruppo ‘Fleurs de Vie’ propone una visione controcorrente: una scuola che rallenta, che ascolta, che educa al benessere interiore prima ancora che alla prestazione. Un’esperienza di apprendimento che si sviluppa dall’asilo alle medie.
In vista dell’incontro pubblico di venerdì prossimo (11 luglio alle 20:30 all’Hotel HB di Aosta) sul tema dell’educazione e sulla necessità di una “scuola viva”, abbiamo intervistato Patrick Bryer, fondatore insieme a sua moglie Alessia di questo progetto di educazione parentale.
AN24: cosa vi ha spinti a organizzare questo incontro dedicato all’educazione?
P. Bryer: “sebbene Fleurs de Vie sia un gruppo privato senza scopo di lucro, operiamo in Valle d’Aosta e sentiamo una forte responsabilità verso tutti gli studenti del territorio, non solo quelli coinvolti nei nostri progetti.
Ogni giorno raccogliamo testimonianze di difficoltà da parte di insegnanti, studenti e personale amministrativo: desideriamo profondamente una scuola più umana, con ritmi più rispettosi dei tempi individuali”.
AN24: sono in arrivo le nuove Indicazioni Nazionali del 2025 per le scuole, ci sono aspetti che vi preoccupano?
P. Bryer: “ci preoccupa un’anticipazione che pensiamo eccessiva dei contenuti, che si traduce in un’accelerazione del percorso educativo. È il caso, ad esempio, dell’introduzione di concetti complessi come l’Unità d’Italia già nella prima primaria, lo spostamento dello studio dell’antico Egitto e di Roma Antica a classi più basse rispetto al passato.
Questo genera ansia tra docenti e alcune frustrazioni negli alunni, in particolare quelli con difficoltà. Pensiamo che non siano i bambini a doversi adeguare ai programmi, ma il contrario”.
AN24: cosa intendete quando affermate che gli studenti “non sono contenitori da riempire”?
P. Bryer: “oggi si tende a correre contro il tempo per completare i programmi. Questo modello è in contrasto con ciò che viene insegnato nei corsi universitari di formazione dei docenti, dove si parla di coinvolgimento attivo, co-creazione del sapere, partecipazione.
L’accelerazione porta spesso alla lezione frontale, meno faticosa da preparare ma anche meno coinvolgente. I bambini hanno bisogno di esperienze laboratoriali, non solo di nozioni”.
AN24: il tema della lentezza nell’apprendere, quindi, è centrale nel vostro approccio. Come può una scuola “rallentare” senza perdere qualità o efficacia?
P. Bryer: “aver sfiorato tutti gli argomenti, non è sinonimo di buon insegnamento. Spesso ci si accorge che, pur avendo affrontato concetti complessi, mancano le basi. Si parla di fasce climatiche globali, ma gli studenti faticano a riconoscere le regioni italiane o a localizzare Aosta su una mappa.
Allo stesso modo, si insegna l’analisi logica in quarta primaria, quando ancora persistono errori ortografici basilari. Rallentare significa consolidare, rendere davvero significativi gli apprendimenti. E in Valle d’Aosta, grazie all’Autonomia scolastica, possiamo scegliere di farlo”.
AN24: nel vostro percorso è presente anche la mindfulness. Come pensate di integrarla nella didattica?
P. Bryer: “viviamo tempi instabili, in cui ogni certezza sembra sgretolarsi. In questo contesto, è fondamentale offrire strumenti che aiutino bambini, insegnanti e famiglie a osservare ciò che accade dentro e fuori di sé con maggiore consapevolezza.
La mindfulness non è una tecnica isolata, ma un approccio alla vita: insegna ad accogliere il cambiamento senza esserne travolti. Citando Salvatore Brizzi: il mondo è perfetto, ma siamo noi che non abbiamo occhi per vedere. Educhiamo, quindi, anche alla visione interiore”.
AN24: quanto è importante il benessere emotivo degli insegnanti?
P. Bryer: “è fondamentale. Un docente consapevole delle proprie dinamiche interiori riesce a costruire relazioni sane con studenti, colleghi e famiglie.
Purtroppo nella formazione professionale manca quasi del tutto l’attenzione all’aspetto emotivo e interiore. In Fleurs de Vie partiamo da un principio semplice: il mondo esterno è una proiezione di quello interno. Per cambiare la scuola, dobbiamo iniziare da noi stessi. Insegnanti più sereni creano ambienti più accoglienti, più vivi”.
AN24: cosa vi aspettate dai partecipanti alla conferenza, che portino a casa qualcosa in più dalla serata?
P. Bryer: “lo speriamo, che ciascuno esca con una rinnovata fiducia nella possibilità di una scuola più serena e viva. E questo per tutti: studenti, insegnanti, famiglie. Non importa se si tratta di scuole pubbliche o private.
La Valle d’Aosta ha le dimensioni e gli strumenti normativi per creare piccole realtà scolastiche innovative e sostenibili. Ma è necessaria una sinergia tra base e vertice: serve il coinvolgimento di insegnanti, famiglie, amministratori e politici. Solo insieme possiamo realizzare una scuola che metta al centro la crescita integrale della persona”.

M.B.




