L’Aosta pride non è una manifestazione a carattere politico: era questa la sostanza emersa dalla sentenza del TAR, del luglio 2023, con la quale il tribunale amministrativo stabiliva la liceità del patrocinio – e del relativo contributo di 10 mila euro – concesso al gay pride dall’Amministrazione del capoluogo valdostano. Il ricorso era stato presentato dalla Lega Vallée d’Aoste, che sosteneva come l’iniziativa non potesse essere sostenuta con i soldi dei contribuenti in quanto costituisse un’evento di natura politica.
Certo che l’Aosta pride sia un’associazione puramente culturale, scevra da influenze politiche, è una circostanza davvero dubbia, come dimostra la contestazione eminentemente politica che – in occasione di Sant’Orso – è partita proprio dal banchetto del comitato organizzatore contro il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Una contestazione che ha visto intonare il coro di Bella Ciao da parte di due attiviste vestite da unicorno.
Ed è forse su questa constatazione che la Lega Vallée d’Aoste ha deciso di proseguire, impugnando entro i 6 mesi di legge la sentenza del TAR, ricorrendo presso il Consiglio di Stato. E’ stata notificato al Comune, mercoledì scorso 7 febbraio, l’intenzione di ricorrere in secondo grado. Notifica che vedrà la scontata resistenza da parte dell’Amministrazione Nuti, con il Consiglio di Stato che dovrà mettere la parola fine alla disputa.
Martina Branco




