Buongiorno Direttore,
il polverone sollevato dalla notizia che il quotidiano ‘La Stampa’ – insieme ad altre testate che appartengono allo stesso gruppo – è in vendita, mi ha risvegliato un vecchio ricordo. Mi è tornato in mente il momento in cui la proprietà della ‘Napapijri’ decise di vendere la celebre impresa valdostana a nuovi proprietari che venivano da lontano.
Anche all’epoca ci fu una levata di scudi generale nella quale si distinsero per intraprendenza i Sindacati locali, qualcuno arrivò anche ad invocare una non ben chiara gratitudine che l’impresa avrebbe dovuto dimostrare verso il territorio che l’aveva ospitata.
Ora, premesso che si tratta di episodi diversi con diversa rilevanza sociale, economica e politica, io vedo in queste due vicende una similitudine preoccupante: il fatto che politica e Sindacati pretendano di avere il diritto di limitare la libertà altrui in nome di un superiore interesse che mette in secondo piano l’interesse principale, quello di chi ha messo su l’impresa e la ha fatta andare avanti fino ad oggi.
La Napapijri prima, La Stampa oggi: la cultura autoritaria di stampo novecentesco figlia della Terza Internazionale Socialista non molla, se uno ha una fabbrica non può essere libero di venderla e se un altro ha un giornale idem, per venderlo bisogna chiedere il permesso a loro. Bah, che dire, Stalin ha fatto buoni discepoli e la sua onda lunga non accenna a scomparire.
Cordiali saluti Direttore,
Corrado Olivotto




