Historia magistra vitae scriveva Cicerone in ‘De Oratore’, una locuzione latina ancora oggi utilizzata per ricordarci quanto la Storia – nella sua cinica crudezza – sia maestra di vita e fonte inesauribile d’ispirazione per leggere il presente. E se la Storia è grande maestra, non è detto che gli uomini tutti siano alunni diligenti.
La Storia tiranna, ad esempio, ci insegna come un colpo di Stato fortunato si decida sostanzialmente in tre giorni, termine dopo il quale a rimetterci le “penne” – spesso e volentieri – siano gli stessi golpisti insorti e non i lealisti ad un governo aggredito. Passi dunque la licenza storica (del tutto giornalistica) sul golpe, ma il dubbio che quest’analogia sia calzante per descrivere quanto sta avvenendo sul tavolo delle trattative per il rimpasto del governo regionale inizia davvero a sorgere ed essere diffuso.
Non è un mistero che le stanze dei bottoni siano da settimane tutte un ribollire, tra chi accende le fiamme e chi le spegne. C’è chi non si nasconde più e lancia picconate via social, chi diffonde retroscena di dubbia attendibilità, chi in modo ermetico si lascia a metafore bibliche in attesa di capire chi sarà “crocifisso”. Intanto, da due mesi il nuovo governo regionale sarebbe cosa fatta, le agenzie d’informazione lanciano lo scoop, però poi tutto sembra tornare alla casella del via o quasi.
Anche fare politica è un’arte, forse decaduta, chi la sa praticare è oggi con tutta probabilità in minoranza. Oggi non possiamo certo aspettarci alcuni fascinosi colpi di mano da Prima Repubblica, in cui stregoni delle arti celate in una notte affondavano la lama nelle carni di governi che apparivano, fino al giorno prima, in piena salute. E per fortuna, vi sarebbe da aggiungere. Però anche una soap lunga mesi, messa in piazza un giorno sì e l’altro pure, non è uno spettacolo edificante per chi, da fuori, non può capire certe ritualità della politica.
Chi di speranza vive, disperato muore. E’ ora di un segnale inequivocabile dalla politica, un segnale per superare l’empasse regionale dal quale non è possibile fare nuovi passi indietro o peggio di lato. Nella consapevolezza che il nuovo eventualissimo governo, o forse il vecchio eventualissimo governo, rinascerebbe con il peso di un’enorme responsabilità: essere assolutamente eccellente. In fondo, neanche Nostro Signore, nel suo Avvento, ci fa aspettare così tanto per essere partorito.
Giuseppe Manuel Cipollone




