“Un elemento utile e pratico”, così definisce la proposta di legge depositata in Consiglio Valle – sul tema delle zone franche – il capogruppo del neonato ‘Rassemblement Valdôtain’, Stefano Aggravi. Una proposta che i promotori di RV auspicano diventi a sua volta una legge regionale sulla base della quale stabilire un’intesa con lo Stato italiano per applicare, in determinati contesti, delle zone franche di imposizione fiscale.
Otto articoli per applicare il famoso art.14 dello Statuto valdostano, secondo i relatori, ma che trova appigli normativi anche nella Costituzione italiana e nell’art.174 del TFUE europeo.
“Vogliamo dare una chiave contemporanea all’idea di zona franca contenuta nel nostro Statuto, che evidente – con l’avvento dell’UE – ha perso di attualità nella parte in cui si riferiva all’esistenza della doganalità”, dice Aggravi.
“In questo caso il riferimento è alle aree considerate economicamente svantaggiate – continua il capogruppo -, come stabilisce l’art. 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Si tratta di sperimentare zone franche urbane o zone franche di montagna nell’ottica di riportarle in linea con le aree non economicamente svantaggiate“.
Il modello sulla quale è ispirata la legge – definita come un punto di partenza pragmatico da RV – arriva da una proposta di legge del 2019 della Regione Sicilia, si basa su un regime di intesa fra Stato e Regione e prevederebbe – almeno all’inizio – uno sfrozo di finaziario di 30 milioni di euro.
“Si parla molto in questo periodo di zona franca – chiosa Aggravi -, la nostra volontà è tramutarle in un principio di percorso normativo concreto. Ora ci vuole la volontà politica del Consiglio Valle”. L’iter, ammette il capogruppo di RV – è tutt’altro che scontato, ancora lungo e tortuoso, ma la volontà del neonato gruppo è di aprire il testo di legge ad una riflessione più ampia.
“Abbiamo trasmesso la proposta di legge, anche ai parlamentari valdostani e alla commissione paritetica”, conclude Aggravi.




