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Innovazione, intervista a Nicolò Balzani: “l’AI non ci ruba il lavoro, ci libera dalla catena di montaggio”

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di Redazione

Entro il 2030, secondo LinkedIn, il 70% delle competenze che compongono i lavori attuali sarà stravolto. Non significa che i posti di lavoro spariranno, ma che le attività quotidiane verranno completamente riscritte. Una partita che si gioca anche qui in Valle d’Aosta. Ne abbiamo parlato con Nicolò Balzani, imprenditore digitale, consulente e formatore di AI Marketing.

AN24: ciao Nicolò, partiamo dalla provocazione: l’AI ci sta davvero rubando il lavoro?

Balzani: “no, questa narrazione è fuorviante. L’AI non ruba nulla: smaschera l’inefficienza di un modello vecchio di due secoli. Per quasi duecento anni siamo rimasti intrappolati in un sistema figlio della Rivoluzione Industriale, in cui vendiamo il nostro tempo per compiere azioni ripetitive in cambio di uno stipendio. Un modello pensato per le fabbriche, ormai inadeguato all0epoca digitale. Se oggi un algoritmo riempie i tuoi fogli Excel meglio di te, non ti sta togliendo qualcosa: ti sta liberando da una mansione che non ha più senso”.

AN24: eppure la paura è reale. Come si esce da questo clima?

B. : “riconoscendo che esistono due approcci opposti al futuro. Da una parte chi ha paura si rifugia nella regolamentazione, costruendo barriere burocratiche per proteggere uno status quo oramai indifendibile. Dall’altra chi ha visione agisce. Non è una questione di età o di settore, ma di mentalità”.

AN24: tu dici che l’AI è un “moltiplicatore di capacità”. Cosa intendi?

B. : “che oggi una persona sola, con visione e gli strumenti giusti, può gestire processi che ieri richiedevano un intero ufficio. La conoscenza specialistica non è più un bene scarso: è diventata pubblica, accessibile a chiunque sappia porre le domande giuste. Il vantaggio competitivo non sta più nel “sapere qualcosa” che gli altri non sanno, ma nel saper orchestrare strumenti diversi per risolvere problemi complessi”.

AN24: quindi intendi dire che il modello di lavoro e di carriera è in crisi?

B. : “certo, solo chi è miope non lo vede. Dobbiamo abbandonare l’dea della carriera lineare, quella dei nostri genitori. I percorsi oggi assomigliano a un labirinto: si studia una cosa, se ne fa un’altra, ci si ferma, si riparte in settori che dieci anni fa non esistevano. È fisiologico, non patologico. L’unica vera competenza trasversale è l’adattabilità: chi cerca ancora il posto sicuro insegue un fantasma”.

AN24: cosa consigli di fare già da domani?

B. : “di fare un test della scadenza. È semplice: prendi le tue attività quotidiane e dividile in due gruppi. Da una parte quel 30% di valore puramente umano: creatività, empatia, pensiero critico, visione strategica, relazioni autentiche. Dall’altra il restante 70%, le attività ripetitive. Quel 70% verrà inevitabilmente delegato alle macchine. La domanda da farsi è: cosa sto facendo per investire sul mio 30%?”.

AN24: attenzione però, tante persone oggi si affidano all’AI come prima si affidavano al telegiornale o a Google. È un approccio sano?

B. : “assolutamente no, è il rischio più sottovalutato del momento. Abbiamo attraversato tre ere della verità: prima era quella del TG delle venti, poi è diventata ‘l’ho letto online’ su Google, oggi è “me l’ha detto ChatGPT”. Cambia lo strumento, ma resta lo stesso vizio: la delega cieca! L’AI può sbagliare: in gergo questi errori si chiamano “allucinazioni”. Può restituire risposte plausibili ma completamente sbagliate, soprattutto se non viene istruita bene. È uno strumento potentissimo, ma resta uno strumento: senza il nostro cervello sopra, senza pensiero critico, senza la verifica delle fonti, vale poco. Il professionista del futuro non sarà chi usa l’AI, ma chi sa quando dubitare delle sue risposte”.

AN24: veniamo al territorio. La Valle d’Aosta che ruolo può giocare?

B. : “un ruolo enorme, lo dico senza retorica. Siamo una regione piccola e questo è un vantaggio: le decisioni si prendono in fretta, le distanze tra persone, imprese e istituzioni sono brevi. Una piccola impresa valdostana può adottare uno strumento AI in una settimana e vederne i risultati in due; una multinazionale per la stessa decisione impiega un anno di riunioni. Dobbiamo smettere di considerarci periferici e iniziare a vederci come un laboratorio”.

AN24: un esempio concreto per le PMI locali?

B. : “te ne faccio tre. Un albergatore può usare l’AI per rispondere alle email dei clienti in cinque lingue h24, mantenendo il proprio tono di voce. Un artigiano può fotografare il proprio lavoro, creare decine di varianti differenti, generare automaticamente schede prodotto e post social. Uno studio professionale può analizzare un contratto di 50 pagine in 30 secondi. Cose che si fanno oggi, con pochi euro al mese e la voglia di sperimentare”.

AN24: chiudiamo così: cosa dici a chi è spaventato dai prossimi anni?

B. : “la paura è legittima, ma non è una strategia. I prossimi anni saranno complessi, un passaggio stretto fatto di lacrime per molti settori. L’obiettivo finale è una società in cui il costo della vita si riduce e le persone tornano a occuparsi di ciò che ci rende davvero umani: esplorare, creare, costruire relazioni, innovare. Il futuro non appartiene a chi prova a fermare lo tsunami dell’AI con le leggi, ma a chi impara a navigarlo. Il tavolo del futuro non lo vince chi difende meglio la propria sedia: lo vince chi capisce prima dove spostare il tavolo”.

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