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Inchiesta CVA, Testolin rompe il silenzio: “seguiamo gli sviluppi con attenzione”

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di Redazione

La Regione Valle d’Aosta seguirà “con attenzione” gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge – tra gli altri – un amministratore e un ex amministratore di vertice delle società del gruppo CVA. A intervenire sulla vicenda è stato questa mattina il Presidente Renzo Testolin, nelle comunicazioni in apertura del Consiglio Valle.

Testolin ha spiegato che l’Amministrazione regionale – “nel rispetto dell’attività della magistratura e dei soggetti coinvolti nell’inchiesta” – ha già invitato CVA, attraverso Finaosta, a seguire l’evoluzione della situazione giudiziaria. Inoltre, qualora se ne presentasse la necessità, verranno valutate “tutte le iniziative utili alla tutela aziendale e dei soci”.

L’inchiesta di Palermo: cosa è emerso finora?

L’indagine della Procura di Palermo riguarda un presunto sistema corruttivo legato alle autorizzazioni ambientali per impianti fotovoltaici e agrivoltaici in Sicilia. Tra i nove indagati figurano l’ex AD di CVA Giuseppe Argirò e il manager di CVA Eos Marco Malacarne Gentile. Per entrambi la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari: la decisione spetterà al GIP dopo gli interrogatori preventivi fissati per il prossimo 12 ottobre.

Al centro del filone che interessa il gruppo valdostano c’è una consulenza da 147.000 euro, affidata nel settembre 2024 da una controllata di CVA Eos all’avvocato palermitano Pierluigi Matta per seguire le autorizzazioni necessarie agli impianti energetici del gruppo in Sicilia. Secondo l’ipotesi della Procura, il contratto sarebbe stato utilizzato nell’ambito di un presunto accordo corruttivo.

Figura centrale dell’inchiesta è Gaetano Armao, ex Vicepresidente della Regione Siciliana e – all’epoca dei fatti contestati – Presidente della Commissione tecnica competente sulle autorizzazioni ambientali. Secondo gli inquirenti, Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario e parte delle somme versate attraverso la consulenza sarebbe servita a remunerare Armao in cambio di interventi per agevolare le pratiche riguardanti il gruppo CVA.

Le verifiche non riguardano un solo impianto. Gli investigatori stanno passando al vaglio una ventina di progetti fotovoltaici e agrivoltaici presentati in Sicilia da società riconducibili al gruppo CVA. Nell’ambito dell’indagine sono stati inoltre sequestrati documenti e dispositivi elettronici, sui quali proseguono gli accertamenti.

I professionisti Argirò e Malacarne sono stati sottoposti a perquisizioni. La difesa di Argirò ha respinto categoricamente la ricostruzione accusatoria, sostenendo la regolarità della consulenza. CVA – dal canto suo – ha comunicato la piena disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria.

L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità ipotizzate dalla Procura non sono state accertate. Sarà ora il GIP, dopo gli interrogatori di garanzia, a pronunciarsi sulla sussitenza delle richieste di misure cautelari.

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