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Il Governo impugna la nuova legge elettorale regionale, Testolin: “contestazioni minime, non influenzerà iter delle elezioni”

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Non si fa attendere la replica del Presidente della Giunta, Renzo Testolin, alla notizia dell’impugnativa da parte del Governo nazionale della l.r. 4 del 2025, in tema di riforma elettorale. Una risposta che per metà ridimensiona l’impatto dell’impugnativa e per metà lascia trasparire – dal punto di vista del Presidente – una certa malizia del Governo romano. Un attacco “alle competenze che lo Statuto speciale assegna alla Regione in materia di Enti locali”, non esita a definirlo Testolin.

“Si tratta comunque di contestazioni che non inficiano l’impianto complessivo della legge e i suoi elementi più rilevanti (si pensi al numero degli Assessori e alla rideterminazione dei compensi, cosi come alla effettuazione dell’Election day)”, aggiunge.

Testolin: “attacco politico del Governo nazionale”

Un attacco politico per Testolin, che sottolinea come dal punto di vista “dei rapporti di leale collaborazione (…), il Governo ha aspettato l’ultimo giorno per notificare il ricorso contro la legge regionale, senza un preventivo e costruttivo contraddittorio, peraltro inviando agli uffici regionali solo alcuni giorni prima della scadenza dei 60 giorni a disposizione per l’impugnativa le osservazioni sulle quali la Regione ha ribadito le proprie competenze”.

Emerge che il Consiglio dei Ministri ha ritenuto di impugnare la legge nel suo articolo 3, perché la Valle d’Aosta ha mantenere un numero massimo di mandati pari a 4 per i Sindaci dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, a differenza che non porre alcun limite alle ricandidature come nel resto del territorio nazionale. Le altre due contestazioni, invece, sono relative al grado di parentela tra Sindaco, Vicesindaco e gli altri componenti della Giunta e la impossibilità . nelle Giunte comunali della Valle d’Aosta – di nominare Assessori tecnici.

“Le decisioni del Governo destano comunque seria preoccupazione, perché così come accaduto a Trento, testimoniano il fatto che non si faccia più distinzione tra Regioni ordinarie e Regioni speciali e si sorvoli a piè pari rispetto alle competenze esclusive garantite dal nostro Statuto”, continua il Presidente.

“La volontà di appiattire (…) le differenze normative che sono alla base del regionalismo e della nostra specialità è propria di una parte del Governo nazionale, come dimostra la contrarietà all’impugnativa da parte di una delle componenti del governo nazionale della legge provinciale di Trento”. L’attacco non potrebbe essere più diretto a Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega viene esentata.

“Questo approccio la dice lunga sulle profonde divisioni che caratterizzano l’esecutivo Meloni ed è sintomatico di una evidente confusione e di un disorientamento del Governo nazionale rispetto alle nostre prerogative statutarie e al nostro particolarismo ordinamentale”, aggiunse Testolin.

Che infine conclude: “(…) non c’è nessuna preoccupazione sul prosieguo del cammino elettorale di questo autunno, ma l’assoluta certezza di difendere davanti alla Corte costituzionale una specificità legislativa, frutto della competenza primaria consolidata negli anni in materia di ordinamento degli enti locali, in più occasioni confermata proprio dalla Consulta”.

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