È stato approvato ieri in Consiglio Valle, fra le polemiche, il Piano triennale degli interventi contro la violenza di genere per il periodo 2023-2025.
Il contenuto del piano
L’atto fissa gli indirizzi e le priorità da adottare per il raggiungimento degli obiettivi di cui alla legge regionale n. 4/2013 in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere e misure di sostegno alle donne vittime di violenza.
“Il Piano – ha spiegato l’assessore alle politiche sociali Carlo Marzi -, prevede di intervenire su quattro aree tematiche. La prevenzione, con azioni e iniziative di informazione, sensibilizzazione e comunicazione volte a tutta la comunità locale per sradicare abitudini, stereotipi e pregiudizi che ancora oggi connotano il fenomeno della violenza di genere. La formazione continua degli operatori di settore che intervengono in prima linea nella lotta al fenomeno. La protezione e il sostegno, con interventi di presa in carico e sostegno delle capacità e potenzialità delle donne vittime, la cui vulnerabilità ed esposizione alla violenza è aggravata dai processi di impoverimento sociale ed economico. L’osservatorio regionale sulla violenza di genere per definire modalità e interventi volti alla rilevazione complessiva del fenomeno che interessa il territorio valdostano“.
La bagarre in aula
Durante il dibattito in aula non sono mancati gli scontri: da una parte il gruppo Lega che ha presentato numerosi emendamenti al Piano, ritenendolo la “cornice normativa per favorire l’attività di soggetti che si sostituiscono agli insegnanti per proporre una propria ideologia utilizzando soldi pubblici”.
Dall’altra gli esponenti della sinistra valdostana che, appoggiando il piano, hanno però rilevato dalle parole dell’assessore Jean-Pierre Guichardaz come il Piano regionale ricalchi “il documento nazionale del 2021″ votato a livello italiano dai partiti di destra.
Una chiara frecciatina alla Lega, per nulla apprezzata dal consigliere del Carroccio Simone Perron che, durante l’intervento dell’assessore Guichardaz, è uscito dall’Aula per protesta.
“Siete degli ignoranti funzionali! – ha tuonato in aula il Consigliere Perron – . Il Piano soffre di presupposti ideologici mascherati. Il documento si occupa solo della violenza sulle donne, senza prendere in considerazione le situazioni di disagio e di abuso che subiscono anche gli uomini e di cui si ha sempre più contezza. L’unica parte che tratta della componente maschile è quella riferita all’omofobia: rientrano quindi nel Piano solo gli uomini che hanno un diverso orientamento di genere. Anche lo “sradicamento degli stereotipi di genere” desta qualche perplessità. Si vuole intervenire innanzitutto nelle scuole con non meglio specificati progetti e, se il Consiglio ha ancora una funzione democratica e di condivisione, sarebbe auspicabile conoscere i contenuti di queste iniziative che hanno l’aria di essere delle dichiarazioni fatte da una certa parte politica per soddisfare i propri bacini elettorali“.
Richiesta ribadita anche dal capogruppo leghista, Andrea Manfrin: “con questo Piano si introduce un principio pericolosissimo, ovvero la possibilità di introdurre educazione sessuale e di genere fin dalla scuola per l’infanzia, un indottrinamento vergognoso e fuori da quanto previsto dalla legge regionale. Vogliamo sapere esattamente che cosa andrete a insegnare nelle scuole”.
Il consigliere della Lega Luca Distort, rivolgendosi all’assessore Marzi, ha chiesto: “la forza politica che lei rappresenta in Consiglio si ispira ai valori cristiani, ad una tradizione secolare che costruisce la sua lucidità di lettura della realtà e della politica sulla base della dottrina sociale della Chiesa. Un’eredità imponente che come civiltà cristiana abbiamo la fortuna di possedere. Chiedo: con questo Piano, questi valori che fine hanno fatto? A meno che non ci dica che Stella Alpina ha rinnegato i valori fondanti della propria forza politica“.
Netta la replica dell’Assessore Marzi, che ha evidenziato sarcasrticamente l’assenza dell’attuale Sen. Spelgatti, all’epoca consigliere, dal tavolo di lavoro che ha esteso il testo: “la Sen. Spelgatti non ha mai partecipato ai lavori del Gruppo. Se avevate qualcosa da dire sul piano, perché non lo avete fatto fare a lei?“.
Il ritardo del Piano
L’opposizione ha anche sottolineato il fatto che il Piano è arrivato in notevole ritardo. “Una delle sue criticità – ha continuato Manfrin – è che nasce già vecchio perché si riferisce al 2022 e contiene iniziative che sono già state avviate, come ad esempio quella relativa alla formazione degli uomini maltrattanti“.
Al capogruppo leghista ha fatto eco l’esponente di PCP Chiara Minelli: “il Piano è arrivato in estremo ritardo. Le sue iniziative dovranno essere avviate il più presto possibile. Così come bisognerà mettere in campo tutte le azioni propedeutiche alla redazione del prossimo Piano, che dovrà essere più strutturato e più incisivo ed essere approvato in tempi adeguati“.
Il Piano è stato approvato con 21 voti favorevoli, ricevendo anche il voto favorevole del gruppo consiliare del PCP.




