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I giovani post-pandemia: presentati i risultati dell’indagine effettuata sul territorio valdostano

Qual è stato l’impatto del Covid-19 sulla quotidianità dei più giovani? Al quesito si è cercato di rispondere attraverso un’indagine empirica rivolta ai giovani ragazzi valdostani e alle famiglie dei bambini più piccoli, per esplorarne i vissuti, le emozioni e le prospettive future a seguito del periodo epidemico.  

L’indagine – effettuata attraverso la somministrazione di due questionari, il primo, ‘I giovani nel post Covid’, rivolto ai ragazzi tra gli 11 e 19 anni, ed il secondo questionario ‘I giovanissimi nel post Covid’, rivolto alle famiglie dei bambini dai 3 ai 10 anni – è stata curata dall’Osservatorio economico e sociale della Regione in collaborazione con l’Usl della Valle d’Aosta – Ser.D e l’Ordine degli psicologi Valle d’Aosta. 

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di indagare le relazioni sociali, gli stili di vita e le prospettive dei più giovani collegate a questo complesso periodo storico, così da poter promuovere degli interventi mirati a rifavorire, laddove necessario, il benessere del singolo e dell’intera comunità. 

La sintesi dei principali risultati dell’indagine è stata presentata ieri, giovedì 19 ottobre, presso la sala conferenze della biblioteca regionale Bruno Salvadori di Aosta. Ha preso parte all’incontro l’assessore all’Istruzione e politiche giovanili, Luciano Caveri, che ha dichiarato: “i dati ci mostrano situazioni particolari di patologie, solitudini, depressioni, presenti anche nella scuola valdostana. Speriamo di essere fuori dalla pandemia ma occupiamoci dei nostri ragazzi e di tutti quei fenomeni, come il bullismo o le ‘baby gang’, che non sono da prendere sotto gamba”. 

A partire dai dati emersi la Sovraintendente agli studi della Valle d’Aosta, Marina Fey, ha sottolineato l’importanza della sfera sociale per i più giovani in questa fase post-Covid. “I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e di raccontarsi, in un clima relazionale di fiducia e di dialogo. La scuola è il luogo delle relazioni, per questo motivo è fondamentale favorire una didattica che supporti gli studenti attraverso una modalità partecipata che accresca lo spirito critico e consapevole dei ragazzi, la loro autonomia, la responsabilità e il loro saper essere cittadini”. 

Ha presentato i risultati della ricerca il dott. Dario Ceccarelli, responsabile dell’Osservatorio economico e sociale della Presidenza della Regione Valle d’Aosta. L’indagine ha coinvolto in totale 1400 persone. Dei rispondenti, però, quelli che hanno fornito risposte elaborabili ai fini della ricerca sono 455 per i giovani e 464 per i giovanissimi, che rappresentano l’11% della popolazione scolastica. Rispetto al complesso dei rispondenti ai due questionari, il 35% dei giovani frequenta la scuola secondaria di secondo grado, il 16% la scuola secondaria di primo grado, il 37% la scuola primaria e circa l’11% quella dell’infanzia. 

I dati fotografano complessivamente un quadro positivo per quanto riguarda le relazioni: quelle migliori si concretizzano, sia per i giovani che per i giovanissimi, nell’ambito familiare e amicale. Cresce la frequentazione amicale per i giovani nel 40% dei casi, mentre si osserva un calo del 38% degli incontri tra amici per i giovanissimi, dettato anche da un incremento del ricorso a social network e chat dovuto alla pandemia. 

Le attività extrascolastiche, in continuità con il periodo pre-pandemia, continuano a caratterizzare la quotidianità di giovani e giovanissimi: oltre la metà dei giovani e circa i due terzi dei giovanissimi è attualmente impegnato in almeno un’attività tra sport, corsi di formazione, oratorio. Tra i giovani emerge che, uno su tre di essi, nel post pandemia, ha iniziato a svolgere attività di volontariato. 

Rispetto ai vissuti emotivi di giovani e giovanissimi emerge un quadro complessivamente confortante. Per entrambi i due stati d’animo sono la stanchezza (22,9%) e l’allegria (15,1%). Tra le emozioni negative compaiono, in maniera più rilevante tra i giovani rispetto ai giovanissimi, l’ansia (7,4%), e la percezione di tristezza e di solitudine. Dinamicità e spensieratezza sono maggiormente sentite dai giovanissimi.

Nel 71% dei casi i giovani – ha osservato Ceccarelli – hanno condiviso i propri vissuti emotivi con una media di 2 diversi soggetti appartenenti sia alla propria rete familiare o amicale sia al servizio psicologico, compreso quello scolastico”. La stragrande maggioranza dei giovanissimi ha parlato del proprio stato d’animo con i propri genitori, e circa un terzo di essi si è rivolto ad altri familiari o amici.

I principali fattori di benessere rappresentati dai giovani e dai giovanissimi sono l’avere un buon rapporto in famiglia e avere degli amici su cui contare o con cui avere un buon rapporto. Lo stare da soli, invece, non viene considerato un fattore di benessere. Da questi elementi emerge una diffusa soddisfazione per la vita, la cui qualità oscilla tra una valutazione media pari a 7,2 per i giovani e pari invece a 8,1 per i giovanissimi. 

Circa tre quarti dei giovani e circa il 60% dei giovanissimi segnalano di aver vissuto, direttamente o indirettamente, una situazione di disagio legata a comportamenti critici tra quelli proposti (episodi di cyberbullismo, violenze, denigrazioni, offese). Inoltre, è stato chiesto agli intervistati di valutare, tra i propri coetanei, l’eventuale aumento di comportamenti afferenti ad un quadro di disagio. Tra questi prevale l’aumento degli stati depressivi, dell’ansia, dei disturbi alimentari e del consumo di tabacco e alcolici. 

Relativamente alla tecnologia, nel post pandemia la percezione dei giovani è che l’utilizzo di internet sia intensivo: circa un quarto dei giovani li utilizza per più di 4 ore giornaliere e il 36% tra 3 e 4 ore, mentre solo il 5% ne fa un utilizzo di al massimo un’ora. I giovanissimi ne fanno un uso leggermente più contenuto. 

L’ultimo aspetto indagato riguarda la percezione del futuro. Il 60% dei giovani e il 72% dei giovanissimi tendono a provare incertezza ma attrazione verso il proprio futuro.

Le preoccupazioni più incidenti – ha specificato Ceccarelli – coincidono in ordine di importanza con inquinamento e cambiamenti climatici, lavoro, discriminazioni, guerre, disuguaglianza e libertà, famiglia e malattie”.

Clinicamente parlando – ha commentato il dottor Gerardo Di Carlo, responsabile del Servizio per le dipendenze patologiche dell’Azienda Usl locale – tutte le statistiche effettuate sul territorio nazionale nel periodo post Covid evidenziano un aumento di depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare, consumo di alcol e tabacco e l’utilizzo di sostanze stupefacenti. Tuttavia, l’indagine effettuata ci consegna la fotografia di una fetta della popolazione che ci fa ben sperare, indicandoci la strada per quello che potrebbe essere un intervento a cui sempre più persone potranno accedere”. 

Si è concentrato sugli effetti introspettivi più profondi del ‘long-Covid’ anche il dottor Alessandro Trento, presidente dell’Ordine degli psicologi della Valle d’Aosta. “Dovremmo interrogarci se i dati emersi dall’indagine siano una conseguenza diretta della pandemia o se quest’ultima abbia esaltato e messo in evidenza specifici disagi. Fortunatamente, la maggior parte dei giovani è consapevole dell’importanza di parlare della propria salute mentale. Colpisce positivamente, infatti, la scelta di accedere agli sportelli psicologici che quasi tutte le scuole della Valle d’Aosta hanno messo a disposizione dei più giovani. Noi adulti, genitori, educatori, psicologi, abbiamo un compito importante: momenti come questi servono per mettere insieme diversi punti di vista e continuare a sostenere i nostri ragazzi”. 

L’incontro si è chiuso con l’intervento in differita di Cinzia Conti, ricercatrice presso l’Istituto nazionale di statistica (Istat) nel settore delle statistiche demografiche e sociali: “a livello nazionale l’Istat ha eseguito una ricerca simile nel 2021, che presenta numerosi punti in comune con quella presentata oggi, poiché oltre ad offrire numerose suggestioni rispetto al territorio valdostano, denota una certa importanza perché mette al centro i ragazzi”. 

Martina Branco