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Documento interno sui limiti di mandato, continua il caso su Testolin e Bertschy. Ma Aggravi stempera…

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di Redazione

Un documento interno rimasto sconosciuto, per oltre un anno e mezzo, riaccende il caso politico e giudiziario legato ai limiti di mandato del Presidente della Regione Renzo Testolin e del Vicepresidente Luigi Bertschy.

A rivelarne l’esistenza oggi è stato il giornalista Enrico Martinet su ‘La Stampa’. Secondo quanto emerso, una nota tecnica firmata nel novembre 2024 dalla Segretaria generale e dagli uffici legislativi del Consiglio Valle avrebbe evidenziato una presunta incompatibilità di Testolin e Bertschy con una nuova permanenza consecutiva ai vertici della Giunta regionale, richiamando l’articolo 3 della l.r. 21/2007.

La vicenda è stata immediatamente rilanciata da Alleanza Verdi Sinistra, in prima linea nella vicenda, che ha parlato di “bomba nel Palazzo” e accusa i vertici regionali di avere tenuto nascosto un documento potenzialmente decisivo per la legittimità della legislatura successiva.

Secondo la ricostruzione politica, la nota sarebbe stata conosciuta dall’allora Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e dai vertici dell’Union Valdôtaine, senza però essere resa pubblica nemmeno dopo le richieste avanzate da Erika Guichardaz e Chiara Minelli dell’allora PCP.

Il nodo politico della vicenda riguarda soprattutto la consapevolezza preventiva della presunta incompatibilità: secondo AVS, Testolin e Bertschy si sarebbero candidati alle elezioni regionali del 2025 presentandosi come possibili Presidente e Vicepresidente pur conoscendo l’esistenza di un documento interno che contestava quella possibilità. Da qui la richiesta di dimissioni immediate del Presidente della Regione e di ritiro dell’appello contro la sentenza del Tribunale di Aosta.

La precisazione dell’attuale Presidente del Consiglio Valle Aggravi: “nessun occultamento doloso”

Il Presidente Aggravi

Sul caso è intervenuto subito il pPresidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi, che respinge con decisione le accuse di occultamento. “Nessun documento è stato dolosamente occultato”, afferma in una nota. Precisando, inoltre, come la vicenda “non riguardi l’attuale Ufficio di Presidenza”.

Aggravi ricostruisce il percorso seguito dagli uffici regionali spiegando che già nell’ottobre 2024, anche a seguito delle richieste avanzate dalle esponenti di PCP, i dirigenti avevano rappresentato all’allora Ufficio di Presidenza guidato da Alberto Bertin la necessità di acquisire un parere esterno “pro veritate” vista la complessità della questione.

Secondo l’attuale Presidente del Consiglio, la nota tecnica interna non aveva carattere definitivo ma costituiva “un passaggio preliminare” finalizzato proprio alla richiesta di un approfondimento giuridico esterno, anche alla luce dell’esistenza di interpretazioni differenti già emerse nel dibattito pubblico e sulla stampa.

L’allora Ufficio di Presidenza avrebbe tuttavia scelto di non procedere subito, ritenendo che si trattasse di “mere ipotesi non ancora verificatesi”. Solo dopo le elezioni regionali del 2025, una volta concretizzatasi la situazione, sarebbe stato richiesto il parere esterno poi affidato al professor Lupo.

Aggravi sottolinea infine che sugli atti politici, come l’elezione del Presidente della della Giunta regionale, gli uffici non esprimono un visto di legittimità. L’obiettivo dell’approfondimento richiesto sarebbe stato quindi quello di fornire alla politica “tutti gli elementi per poter assumere una decisione”.

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