La reazione al DDL Valditara è stata talmente isterica da suggerire una domanda molto semplice: se si tratta davvero soltanto di educazione, perché hanno così paura del consenso informato dei genitori? Perché è di questo che stiamo parlando, non di censura.
Una semplice firma. Una firma che dice: informiamo le famiglie, spieghiamo cosa verrà insegnato e lasciamo che decidano. Fine.
Eppure sembra che qualcuno abbia appena proposto di abolire la scuola pubblica. Forse perché il problema non è mai stato l’educazione sessuale, quella esiste da decenni e nessuno la contesta.
Spiegare ai ragazzi il funzionamento del corpo umano, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, il rispetto reciproco e la responsabilità affettiva non ha mai scandalizzato nessuno. Eppure – proprio su questo fronte – i risultati non potrebbero essere più discutibili. Ma il problema nasce quando sotto l’etichetta rassicurante “dell’educazione affettiva”, si infilano contenuti che con la biologia, la prevenzione e la salute hanno ben poco a che fare.
Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto: libri per bambini con combinazioni improbabili presentate come modello di famiglia universale. Favole costruite per introdurre precocemente temi identitari, che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati materia per adulti. Laboratori affidati ad associazioni militanti, drag queen divenute pedagogiste. Percorsi scolastici in cui il confine tra educazione e attivismo è diventato sempre più sfumato.
Naturalmente guai a chiamarla ideologia, guai a discutere, guai a chiedere spiegazioni. L’intolleranza dei “tolleranti” è – oramai – a livelli tanto patologici da sembrare un caso studio sulle psicosi collettive. Appena qualcuno solleva una perplessità, o peggio una contrarietà, parte il rituale: oscurantista, retrogrado, omofobo, nemico del progresso.
È curioso: gli stessi ambienti che rivendicano la fluidità in ogni scibile dell’Umano, sembrano avere una rigidità clericale quando si tratta di accettare il dissenso.
Eppure la questione è semplice. Se davvero credono che quei contenuti siano così validi, così utili e così formativi, perché temere che i genitori li leggano prima? Perché temere che possano essere valutati? Perché temere che qualcuno possa semplicemente dire: no grazie?
I genitori sono alleati educativi, non un ostacolo da aggirare, da superare, talvolta persino da rieducare. È una vecchia tentazione ideologica: l’idea che esista un’élite che sappia cosa è meglio per i figli, sempre degli altri però.
Il DDL Valditara rompe esattamente questo schema. Ricorda una cosa elementare: i figli non sono proprietà dello Stato, né di un Ministero o delle associazioni. Non sono proprietà nemmeno di esperti televisivi che ogni sera ammorbano gli italiani su come dovrebbero crescere i propri bambini.
Sono figli di una famiglia, stampatelo in calce. E la famiglia ha il diritto di sapere, di scegliere, perfino di sbagliare. Perché la responsabilità educativa appartiene prima di tutto a lei. E si assisterà ad un effetto del tutto particolare nel vedere che i primi fruitori della “dispensa” Valditara (in massa letteralmente) saranno le famiglie di religione musulmana, che – ovviamente – non ci pensano minimamente a far infarcire i loro pargoli di teorie pseudo-scientifiche arrivate dritte dalla Scuola di Francoforte.
E c’è un ultimo aspetto che merita di essere detto, senza troppi giri di parole. Negli ultimi vent’anni la pedagogia contemporanea ha mostrato una tendenza compulsiva a voler anticipare tutto. Sessualità, identità, relazioni e autopercezione. Come se l’infanzia fosse diventata un laboratorio di sperimentazione sociale, come se ogni bambino e bambina dovessero essere trasformati il prima possibile in piccoli adulti impegnati a interrogarsi su quesiti esistenziali e categorie al limite dell’ideologico.
E’ il caso di riscoprire un concetto, oggi sì rivoluzionario: i bambini hanno il diritto di essere bambini. E non ogni stagione della vita deve essere colonizzata dalle ossessioni sclerotizzanti degli adulti.
Per questo il DDL Valditara non limita la libertà, fa qualcosa di molto più semplice. Riporta il confine dove avrebbe sempre dovuto stare: la scuola insegna le discipline scolastiche, le famiglie i valori.
Soldato Pedro




