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Da salario minimo a salario giusto negli appalti: Fd’I e Lega chiedono di armonizzare la delibera comunale

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di Redazione

Fratelli d’Italia Vd’A e Lega Vallée d’Aoste chiedono di aggiornare la delibera approvata dal Consiglio comunale di Aosta sul cosiddetto “salario minimo” negli appalti pubblici. I due gruppi di opposizione hanno depositato una mozione congiunta alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale e del nuovo decreto-legge nazionale sul “salario giusto”.

Secondo i Consiglieri, alcuni passaggi della delibera approvata lo scorso gennaio rischierebbero ora di entrare in conflitto con il quadro normativo e giurisprudenziale.

“La nostra iniziativa – dichiara il Capogruppo di Fratelli d’Italia Giuseppe Manuel Cipollonenon rappresenta un arretramento sul tema della tutela dei lavoratori, ma una necessità di chiarezza normativa e serietà amministrativa”.

Cipollone sostiene che già durante il dibattito in aula fossero stati evidenziati “i profili giuridici che – dopo la pronuncia della Corte costituzionale – sono stati dichiarati fondati”, aggiungendo che “alcuni passaggi della delibera comunale approvata rischiano ora di prestarsi a interpretazioni equivoche o di esporre l’ente a possibili contenziosi”.

Nel comunicato Fd’I insiste sulla distinzione tra il concetto di salario minimo e salario giusto, quest’ultimo legato alla contrattazione collettiva nazionale. “Riteniamo corretto aggiornare in alcune parti il testo, mantenendo però fermo il principio della qualità del lavoro e della tutela salariale attraverso i contratti collettivi maggiormente rappresentativi”, afferma Cipollone.

Il Capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale attacca: “l’architettura della delibera introduceva già sostanzialmente il principio del salario giusto, ma lasciando alcuni riferimenti estemporanei e surrettizi al salario minimo fu enfatizzato nei comunicati stampa come l’inserimento di quest’ultimo. Uno spot elettorale vuoto”.

Sulla stessa linea anche il Capogruppo della Lega Vallée d’Aoste Sylvie Spirli, che richiama le critiche già espresse durante il dibattito consiliare: “come Lega avevamo già evidenziato in aula i rischi giuridici legati all’introduzione di soglie retributive rigide al di fuori del sistema della contrattazione collettiva. La sentenza n. 60/2026 della Corte costituzionale ci dà ragione”.

Per Spirli, “non si può costruire una politica del lavoro seria su slogan da campagna elettorale”. E poi aggiunge che “il vero strumento di tutela dei lavoratori è il contratto collettivo nazionale stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”.

La mozione congiunta dalle due forze di minoranza punta, quindi, a chiedere alla Giunta comunale di rivedere il testo della delibera, armonizzandolo con il nuovo quadro normativo introdotto dal decreto-legge 62/2026 sul salario giusto.

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