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Comune di Saint-Pierre – Dall’atteggiamento di “mafia silente” ad affidi diretti per oltre 460.000 euro

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“Dell’atteggiamento definito mafia silente dalla Corte di Cassazione si ha evidentemente traccia quando l’ex assessore Monica Carcea e suoi sodali, nella gestione dell’Affaire Addario si premurano e si preoccupano che non si sospetti affatto dell’interessamento dell’assessore in tutta la vicenda” lo si legge nella relazione della commissione di indagine prefettizia sul Comune di Saint-Pierre.

Per “mafia silente”, scrivono i commissari, si intende “un atteggiamento di basso profilo lontano da interventi dirompenti, mirato a penetrare il territorio in maniera sfumata, camaleontica, quasi impercettibile, insomma coerente e consona con una comunità non avvezza alla prevaricazione e alla plateale forza di intimidazione che storicamente si manifesta in altri territori“. Più in generale, “si evidenzia come si possa” affermare che “in Valle d’Aosta la ‘ndrangheta aderisca pienamente al modello della cosiddetta ‘mafia silente’, concetto ben definito da alcune pronunce giurisprudenziali della Suprema Corte”. Secondo i commissari “dal materiale investigativo raccolto negli anni, è stato possibile mettere a fuoco le modalità con le quali si declina il fenomeno ‘ndranghetista in Valle d’Aosta. Esso, pur riproducendo alcune caratteristiche tipiche dell’associazione mafiosa calabrese, si contraddistingue sul piano esterno per il basso profilo con cui si manifesta, necessitato dall’esigenza di rendersi sempre meno visibile, sia per una certa resistenza da parte della popolazione locale ad accettare facilmente imposizioni di carattere estorsivo, sia soprattutto per evitare di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura”.

Inoltre guardando alla gestione degli appalti comunali per sei imprese che hanno lavorato con il Comune, la commissione di indagine prefettizia “ha riscontrato una serie di affidamenti diretti, nel periodo 2015-2019, in violazione del principio di rotazione”. Inoltre “in taluni casi gli affidamenti diretti sono oggetto di successiva integrazione, nonostante la motivazione dell’affidamento diretto si basi anche sulla congruità dell’offerta”. L’importo totale di questi lavori è di 467.947 euro. In una di queste imprese, affidataria per 34.828 euro, ha lavorato anche, riporta la relazione dei commissari, un cugino del marito di Carcea. La commissione ha “sollevato dei dubbi sulla legittimità degli affidamenti diretti a un’impresa edile, in particolare modo, sul possesso dei requisiti di capacità economica e tecnica per l’aggiudicazione dell’appalto”.

Per quanto riguarda un’altra impresa, la Edilvu srl, a cui è stato affidato, in modo definitivo, “l’appalto relativo alla realizzazione del collettore di adduzione dell’acquedotto da realizzarsi per la connessione dei comuni di Valsavarenche, Introd e Villeneuve con la rete di distribuzione del Comune di Saint-Pierre, per un importo complessivo di 1.296.337 euro oltre Iva”, l’allora rappresentante legale Ivan Vuillermin e Fabio Chiavazza, che ha assunto l’incarico di rup con determinazione del segretario comunale del 3 aprile 2014, sono imputati nell’inchiesta sulla corruzione a Valtournenche.

“Tale situazione di disordine amministrativo costituisce evidentemente terreno fertile per la pervasione di forme di illegalità e per le mire tentacolari della compagine criminale” continua la Commissione, sottolineando che la gestione amministrativa del paese “è improntata all’improvvisazione e al disordine, pur potendo l’apparato contare su un organico non particolarmente scarno, benché connotato da frequenti avvicendamenti: si sono infatti riscontrate gestioni anomale del cimitero, della materia generale degli affidamenti assegnati sempre ai medesimi operatori, in spregio al principio di rotazione degli incarichi, della gestione del processo di approvazione del piano regolatore generale. La spiegazione fornita è stata quella di voler promuovere l’imprenditoria del territorio: si tratta di un’intenzione che, benché in termini astratti può essere comprensibile, deve tuttavia sempre fondarsi su basi di legalità e di rispetto delle regole”. Inoltre occorre “evidenziare che uno degli imprenditori che lavora più frequentemente per il Comune di Saint-Pierre, anche per la gestione di fatto del cimitero, è Davide Bochet. Questi, benché allo stato non risulti essere contiguo alla criminalità organizzata, ha annoverato alcune forme di collaborazione professionale con il marito di Monica Carcea”.

“Ulteriore forma di superficialità manifestata dall’amministrazione riguarda la gestione della riscossione delle imposte Tari e Imu, situazione generale di cui si è indirettamente avvantaggiata anche la stessa famiglia Di Donato/Alexandru, già residente presso il Comune di Saint-Pierre e che non ha mai pagato i tributi”

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