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Commercianti sul piede di guerra in piazza Chanoux: “il 10 febbraio apriamo e che Lavevaz ci sanzioni pure a noi”

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di Redazione

La pioggia non ha fermato gli oltre 250 valdostani, che stasera in piazza Chanoux, alle 18 e 30, hanno partecipato alla manifestazione “Forchette e non Forconi“, indetta da un gruppo di commercianti e ristoratori della nostra regione.

Tra la folla, sotto la pioggia, presenti anche alcuni politici del centro destra, come l’ex presidente della Regione Nicoletta Spelgatti, il capogruppo della lega in Consiglio Valle Andrea Manfrin, Luca Distort, Dino Planaz, Paolo Sammaritani, Raffaella Foudraz, Christian Ganis, Alberto Zucchi, e il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Lorenzo Aiello. Presenti anche Mauro Baccega, Augusto Rollandin e Marco Carrel di Pour l’Autonomie. I civici di Rinascimento Valle d’Aosta, hanno appoggiato pubblicamente la manifestazione con un comunicato. 

Non era presente nessun politico di maggioranza, né quella regionale, né quella comunale. Il che fa intendere che i tempi della legge Anti-dpcm, quando gli autonomisti dichiaravano guerra a Roma in favore dei commercianti valdostani e delle aperture senza limiti, sono finiti. 

Il 10 febbraio apriamo, e terremo aperto, qualsiasi siano le disposizioni che arrivano dalle istituzioni” esordiscono sul palco i promotori dell’iniziativa.

Noi siamo pacifici, ma non remissivi, non siamo violenti, ma determinati, dunque vogliamo farvi una precisa domanda: Da oggi in poi per chi volete combattere? Per il popolo valdostano o contro il popolo valdostano? Prendete una posizione chiara, netta e precisa!” concludono. 

Tra le prime file il ristoratore Jean Claude Brunet, titolare del ristorante “la Vache Folle”, che spiega: “ci siamo riuniti tra ristoratori e abbiamo tutti lo stesso problema di arrivare a fine del mese. Il Governo si riempie la bocca parlando di blocchi di licenziamento, ma non parla di noi. Una busta paga in cassa integrazione totale costa almeno 600 euro al mese, aziende medie come quelle che siamo noi oggi in piazza, che hanno 6 dipendenti, non possono permettersi di spendere 4 o 5 mila euro al mese di personale che non lavora. Noi apriamo, non possiamo più aspettare e dal 10 ci troverete aperti.

Non vogliamo andare in guerra, siamo ristoratori e non soldati, ma non c’è altro da fare, i ristori sono una goccia in un mare, e noi non possiamo più stare fermi mentre gli altri vanno avanti. Consulenti e commercialisti continuano ad andare avanti, non si può stare fermi. Se Lavevaz vorrà chiudere anche noi come ha fatto con i bar di Pont Saint Martin che lo faccia. Ma noi apriamo“, conclude Jean Claude Brunet

Simone Nigrisoli

 

 

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