Lunedì 15 marzo, i coniugi Cecchetto (Alessandro Cecchetto e Terezica Tulbure), tramite l’avvocato Eleonora Bono del foro di Aosta, hanno depositato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Aosta una prima querela nei confronti di circa 130 persone.
Nel periodo successivo al 23 dicembre 2020, dopo la restituzione del cucciolo di Bovaro al signor Alessandro Cecchetto per la messa alla prova, decisa dal giudice Dottor Luca Fadda, 35 413 persone avevano diffamato, minacciato e insultato l’intera famiglia.
Di questi sono state selezionate per ora 130 persone, perchè colpevoli di aver scritto commenti presumibilmente integranti fattispecie di reato.
Il signor Alessandro Cecchetto era stato sottoposto ad una vera e propria gogna mediatica da persone che avevano superato il limite della manifestazione di pensiero, scrivendo frasi ingiuriose, diffamanti e lesive all’onore e alla sua reputazione del Cecchetto.
La maggior parte delle persone poi, non si era limitata soltanto all’insulto, ma aveva vomitato auguri di morte, sino persino all’istigazione alla violenza della comunità valdostana nei confronti della famiglia Cecchetto.
“ti auguro che ti trovino e ti massacrino di botte davanti alla tua famiglia… come fanno i tuoi concittadini a non sputarti addosso quando esci di casa?…. ci vuole qualcuno con le palle che ti sistemi a dovere… spero che quel cane cresca e ti stacchi i coglioni a morsi… sparati bastardo… spero che qualcuno te la faccia pagare schifoso lurido… non meriti di stare su questa terra… figlio di puttana sparisci perchè ti ammazzo… sei una fogna… saresti da picchiare davanti a tua moglie e i tuoi figli…. Vorrei lasciarti storipio a vita“
Alessandro Cecchetto il giugno scorso del 2020, era stato ripreso in un video mentre picchiava il suo cucciolo di bovaro del bernese, e per questo era stato indagato per maltrattamento di animali e il cane era stato posto sotto sequestrato. Le indagini erano state condotte dalla polizia.
Il 23 dicembre, sempre del 2020, il cucciolo era stato restituito a Cecchetto. Il pm Francesco Pizzato aveva chiesto un decreto penale di condanna a 10 mila euro, l’uomo però, con istanza del suo avvocato, era riuscito ad ottenere la messa alla prova, che prevede i lavori socialmente utili.
Il cane era dunque tornato a casa. Checchetto sul suo profilo Facebook aveva pubblicato la foto di lui con il cane e il figlio, e il commento «abbiamo vinto».
Dopo quella foto pubblicata sul suo profilo si era scatenata la gogna mediatica nei suoi confronti, che non si è limitata soltanto ai social network.
Simone Nigrisoli




