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Salute e Ambiente

BLOG - Fare poco è utile, inutile o controproducente? - di ELENA MARCOZ

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Per la nostra rubrica, dedicata ad accogliere diversi spunti su tematiche di interesse attuale, abbiamo chiesto ad Elena Marcoz – da sempre appassionata di nutrizione, amante degli animali e della pratica sportiva (maestra di sci) e con un master di primo livello in Alimentazione e Nutrizione Vegetariana – di aiutarci ad approfondire il tema dell’alimentazione vegana. In questo quinto articolo è presentata una riflessione  sul contributo che ognuno di noi può dare per contrastare l’emergenza climatica. Per chi volesse approfondire, Elena gestisce un blog all’indirizzo: www.elenamarcoz.com .

Immagina di dover svuotare una piscina piena d’acqua. Non sei da solo, puoi contare sul supporto di amici che ti raggiungono armati di… cucchiaini da caffè. Svuotare una piscina togliendo l’equivalente di un cucchiaino alla volta può risultare un’operazione molto lunga.

L’umanità sta adottando lo stesso approccio per fronteggiare la crisi climatica globale. Stiamo affrontando una delle problematiche più gravi della nostra storia con un equipaggiamento del tutto inadeguato, tutti vogliamo partecipare, ma compiendo azioni dalla dubbia efficacia, che possono darci un’illusione di partecipazione attiva, ma che, nei fatti, servono a poco.

Per risparmiare energia elettrica forse spegni la luce uscendo da una stanza, o stacchi addirittura dalla corrente i dispositivi che non usi, per evitare lo spreco generato dai led che restano accessi anche a fronte dello spegnimento di un apparecchio.

Magari chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti, o scegli la doccia al posto della vasca, o chiudi l’acqua mentre ti insaponi. Piccole accortezze per contribuire ad evitare lo spreco idrico.

Probabilmente eviti di impostare a 30 gradi il termostato di casa, per non avere un consumo eccessivo dalla caldaia e per ridurre l’utilizzo di combustibili fossili. Per lo stesso motivo potresti aver acquistato una bici o un monopattino elettrico, o persino un’auto ibrida!

Le notizie sull’ ”isola di plastica” che galleggia sui nostri mari potrebbero averti spinto a valutare con cura i materiali di imballaggio presenti nei supermercati, ad evitare l’utilizzo di bicchierini usa e getta per bere il caffè in ufficio, a rifiutare la cannuccia quando ordini un cocktail. Anche la tua attenzione nei confronti del riciclo dell’immondizia potrebbe essere cresciuta. Tutto questo al fine di salvare gli oceani e la flora e la fauna che li popolano.

Certo potresti essere mosso da ragioni ulteriori rispetto al desiderio di preservare il pianeta. Il fatto di gestire il riscaldamento con giudizio potrebbe dipendere anche da ragioni economiche (nessun apprezza le bollette alte) e le preferenze individuali possono giocare un ruolo importante nelle nostre scelte (possiamo muoverci a piedi piuttosto che in auto per sgranchirci le gambe e per controllare il peso corporeo). Resta però la convinzione che stiamo agendo anche al fine (o con la conseguenza) di tutelare il pianeta.    

Ma è davvero così? Le nostre piccole, piccolissime, minuscole azioni quotidiane sono davvero utili? Fino a poco tempo fa avrei risposto “sì”, senza ombra di dubbio. Queste scelte non sono ottimali, sono ben lontane dal poter fare davvero una differenza, ma nel loro piccolo ho sempre pensato potessero aiutare… Un libro appassionante, che ti consiglio di leggere, mi ha fatto recentemente cambiare idea. Nel suo bestseller “Possiamo salvare il mondo prima di cena”, Jonathan Safran Foer inserisce questa riflessione sul fatto che queste piccole azioni quotidiane vanno bene, ma serve molto altro.

“Troppo spesso, la sensazione di dare un contributo importante non corrisponde al reale valore di quel contributo, e anzi, l’eccessiva soddisfazione per il risultato ottenuto può alleviare l’onere di fare ciò di cui c’è reale bisogno.”

Ma di cosa ha davvero bisogno il pianeta per sopravvivere? Ha bisogno di un cambiamento delle nostre abitudini alimentari! Lo dicono tutti gli studi indipendenti condotti sull’impatto ambientale, l’ultimo dei quali è stato presentato solo un mese fa dal Royal Intitute for International Affairs, noto come Chatham House, il cui scopo è fornire soluzioni alle crisi internazionali. La soluzione per la crisi climatica? Ridurre drasticamente o meglio eliminare dai nostri piatti i prodotti di origine animale.

NULLA è tanto efficace nel risparmiare energia ed acqua, nel ridurre le emissioni nocive e l’inquinamento, nel preservare le foreste e gli oceani quanto una dieta a base vegetale. È l’azione più incisiva che possiamo compiere, il suo impatto non è paragonabile a niente altro. Se risolvere la crisi climatica equivale a svuotare una piscina, le azioni sopra citate sono cucchiaini da caffè, cambiare alimentazione è una potente pompa idraulica. Cosa sceglieresti?

Di seguito pochi dati sintetici:

  • Energia: per produrre 1Kg di carne servono 15 Kg di cereali, che se destinati alla popolazione sfamerebbero più persone rispetto a quel singolo kg di carne. Gli allevamenti sono “fabbriche di proteine alla rovescia”, con un elevato utilizzo di energia e il consumo di più proteine rispetto quante non ne vengano prodotte;
  • Acqua: per produrre 5 Kg di carne servono i litri d’acqua che un’intera famiglia utilizza in media in un anno (inutile quindi chiudere il rubinetto se poi mangi una bistecca);
  • Emissioni: solo il 20% delle emissioni imputabili ad un individuo dipendono dalla sua auto; per produrre carne  e latticini servono in media 11 volte più combustibili fossili di quanti ne richieda la produzione del grano. La ricerca “Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment”, pubblicata dall’American Journal of Clinical Nutrition fornisce ogni dettaglio sul tema;
  • Inquinamento: l’Agenzia per la Protezione Ambientale negli USA ha dimostrato come le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi inquinino l’acqua più di tutte le altre fonti industriali messe insieme. La FAO ha evidenziato come il settore della zootecnia sia responsabile per l’effetto serra in misura pari al 18% del totale delle attività umane, ossia al pari l’industria e molto più dell’intero settore dei trasporti (che impatta per il 13,5%);
  • Deforestazione: la FAO ha dichiarato che i 2/3 delle terre fertili del pianeta sono usate per coltivare mangimi per animali o per allevare bestiame, anziché per produrre cibo per gli esseri umani. Stiamo distruggendo l’Amazzonia per produrre mangimi, se non ci fosse un alta richiesta di prodotti di origine animale basterebbe molto meno terreno per sfamare tutti;
  • Plastica: trovo sempre strano che per salvare i pesci molti ritengano più sensato rinunciare ad una cannuccia di plastica piuttosto che rinunciare a condannare un pesce ad una morte orribile per mangiarlo… ma torniamo ai fatti. Seashepherd evidenzia che “la maggiore singola fonte di plastica che soffoca la vita nei nostri oceani è costituita da reti da pesca, corde, FAD (dispositivi di aggregazione dei pesci) intenzionalmente o accidentalmente persi, scartati o abbandonati, palangari, casse e cestini da pesca in plastica”.

Vuoi contribuire a salvare il pianeta? La direzione da prendere è chiara: rivedi le tue abitudini alimentari. Oggi non ci sono più scuse per continuare a mangiare carne, pesce, latte e uova. L’alimentazione a base vegetale è la prima soluzione per contrastare la crisi climatica e ha almeno 2 importanti effetti collaterali: preserva la tua salute e non ti rende responsabile delle atrocità inflitte agli animali.

Sei disposto a mettere da parte i cucchiaini da caffè e a munirti di una pompa idraulica?

Elena Marcoz