Skip to main content

Salute e Ambiente

BLOG - Cosa significa essere vegano? - di Elena Marcoz

- 0 Comments

Per la nostra rubrica, dedicata ad accogliere diversi spunti su tematiche di interesse attuale, abbiamo chiesto ad Elena Marcoz – da sempre appassionata di nutrizione, amante degli animali e della pratica sportiva (maestra di sci) e con un master di primo livello in Alimentazione e Nutrizione Vegetariana – di aiutarci ad approfondire il tema dell’alimentazione vegana. In questo sesto articolo è presentata una riflessione  su cosa significhi essere vegani. Per chi volesse approfondire, Elena gestisce un blog all’indirizzo: www.elenamarcoz.com.

Essere vegano significa rispettare gli animali e, di conseguenza, non voler contribuire alla loro ingiustificata sofferenza.

Questa posizione si riflette, in primo luogo, sulle scelte alimentari, con l’eliminazione di ogni prodotto animale (carne, pesce, latte, uova e derivati). Se tu avessi dei dubbi circa la crudeltà che si cela dietro l’industria della carne, del pesce, del latte o delle uova,  ti invito a dare un’occhiata alle indagini condotte da Animal Equality Italia o da Essere Animali, che mettono in luce le condizioni di allevamenti e macelli in Italia.

Potresti anche immaginare che esistano delle eccezioni. Ricorda che le sofferenze inflitte agli animali nella zootecnia non sono l’eccezione, bensì la regola: ogni indagine condotta ha evidenziato trattamenti disumani, nessuna esclusa. Potresti, però, volerti aggrappare all’idea che non tutti gli allevamenti o i macelli siano così terribili…

Immagino comunque che, sebbene tu voglia continuare a portare i tuoi figli / nipoti a raccogliere le castagne, difficilmente prenderai in considerazione l’idea di portarli in un macello… se non c’è niente male nell’essere onnivori chissà perché non vuoi programmare questa gita…

Ma torniamo all’idea che l’eccezione esista e che circolino sul mercato prodotti animali non frutto di indicibile sofferenza… come li individui? Rifletti sulle informazioni che hai realmente a disposizione in merito alla provenienza dei cibi che porti in tavola… poco e niente.

Quando compri biscotti che contengono uova difficilmente potrai capire come sono state trattate le galline ovaiole che hanno fornito quegli ingredienti (hanno passato la vita in gabbia? avevano il becco mutilato? i pulcini maschi sono stati triturati vivi? probabilmente sì); quando compri carne o affettati, anche ipotizzando si tratti di animali allevati all’aperto, per te sarà impossibile capire quali sono state le condizioni di macellazione (non ci sono etichette che forniscano informazioni in merito); quando compri il pesce stai finanziando una delle industrie più crudeli e distruttive che esistano e non ti servono ulteriori informazioni (non esiste pesce che faccia una “bella morte”, non esiste neppure una pesca sostenibile e se vuoi capire cosa intendo per “distruttiva” dai un’occhiata a Seaspiracy su Netflix); quando compri latticini, beh al di là del trattamento riservato agli animali, sai già che stai pagando qualcuno perché strappi all’amore di una mamma il suo cucciolo, così da far arrivare a te il latte che sarebbe destinato a lui (esatto, non ce n’è per tutti e le mucche per produrre latte devono partorire un cucciolo).

Se quindi anche esistesse un’azienda virtuosa… come pensi di poterla individuare?  Dovrebbe pensarci lo Stato a farsi garante del fatto che i prodotti disponibili in commercio non derivino dalla sofferenza? Secondo me sì, ma ad oggi non lo fa.

Un vegano sceglie di non correre il rischio di finanziare la tortura e di conseguenza evita semplicemente l’acquisto di questi prodotti. Dico “semplicemente” perché le alternative oggi sono numerosissime, molto gustose ed esistono prodotti vegani per ogni fascia di prezzo.

I vegani cercano di eliminare anche tutti gli altri prodotti contenenti ingredienti di origine animale, a partire dall’abbigliamento (un vegano non acquista pelle, lana, piumini d’oca, seta o cachemire) fino agli integratori o alla profumeria (cosmetici, shampoo, creme vegani sono numerosi).  Oggi è facile reperire in commercio prodotti di marchi maggiori o minori che non sfruttano gli animali nel loro processo produttivo.

I vegani tendono a prestare attenzione all’ambiente in generale, con il desiderio di adottare uno stile di vita che sia il più possibile rispettoso della natura.

Le scelte di un vegano hanno due importanti “effetti collaterali”: riducono drasticamente il nostro impatto ambientale sul clima, preservano la salute meglio di qualsiasi altro regime alimentare, non contribuiscono ad acutizzare la disparità sociale esistente tra paesi più o meno “sviluppati”.

Un vegano è perfetto quindi? Ovviamente NO. Oggi è quasi impossibile eliminare totalmente i prodotti di origine animale dalla nostra vita. Basti pensare ai farmaci, molti dei quali contengono derivati animali e non tutti (anzi ad oggi ben pochi) presentano alternative vegane. Ma non mi focalizzerei su quella che, spesso a propria discolpa, alcuni definiscono incoerenza. Un vegano prova a selezionare in ogni occasione le alternative migliori ed ogni volta che può fare una scelta a favore della vita e a tutela di animali e pianeta va in quella direzione.

Tutti dovremmo fare qualcosa, ogni giorno, nei limiti delle nostre possibilità.

E tu sei disposto a provare a fare qualcosa per la tua salute, per lasciare alle generazioni future un pianeta, per tutelare i più deboli?

Elena Marcoz