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Anche Lavevaz ha assimilato la massima andreottiana: “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”

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di Redazione

Erano anni estremamente difficili per la politica nazionale quelli che trascorsero appena prima – e durante – il tramonto della Prima Repubblica: la caduta del Muro di Berlino e la fine del bipolarismo internazionale, la stella di Bettino Craxi in declino, le picconate del Presidente della Repubblica Cossiga, l’emersione dello scandalo ‘Gladio’ e l’arrivo a tappe forzate di Tangetopoli, la fine della partitocrazia post-bellica e il ritorno dell’antipolitica. Tutti eventi traumatici che hanno segnato l’animo dell’uomo che più di tutti ha incarnato – nel bene e nel male – le istituzioni della Prima Repubblica: Giulio Andreotti.

Proprio quel Andreotti che, verso la conclusione del suo Governo più difficile del 1992, commentando la propria nomina a Senatore a vita, coniò la massima che al meglio rappresenta la nostra coscienza nazionale profonda: “meglio tirare a campare che  tirare le cuoia”.

Ecco quella lezione di alta filosofia politica, espressione del genio italico, deve esser stata assimilata anche dal nostro Erik Lavevaz, che dalla sua piccola posizione di Presidente della Regione – comunque difficile -, da due anni resiste contro ogni pronostico e avversità. Dalle elezioni non è passata settimana in cui qualcuno, spesse volte in modo apparentemente attendibile, non lo avesse dato politicamente soccombente, eppure lui sta ancora lì fulgido esempio della massima virtù nazionale.

Ha attraversato gli anni del Covid-19, perso pezzi di maggioranza a sinistra, è rimasto vittima degli eterni 18esimi, ha superato un quasi ribaltone leghista che difficilmente lo avrebbe visto Presidente. E non appena la mannaia della Giustizia si è dissolta come neve al sole, è nel suo movimento che è partito il regolamento dei conti. Nulla da fare nemmeno stavolta, salvato da qualche segreteria di partito – nonché Assessore – riluttante all’idea di un rimpasto e di un ridimensionamento in Giunta.

Torneremo a parlare di ribaltoni, molto presto, senza dubbio. Oggi però il punto è ancora suo: “si riparte a 18”, dice. Da lì, sempre da lì, ancora per un giorno solo forse, ma con buona pace di tutti gli altri. Lavevaz, i suoi modi affabili e il suo sorriso bonario – da oggi forse anche un po’ sornione – sono ancora lì a ricordarci che… sì in questo Paese è proprio meglio tirare a campare che tirare le cuoia.

Giuseppe Manuel Cipollone

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