Tirato per la giacchetta dalle polemiche a strascico sugli accertamenti della Procura in merito aull’Usl – indagini che non hanno dato luogo a procedere – anche Andrea Manfrin ha voluto commentare la vicenda che lo ha riguardato, almeno a livello di polemica pubblica, attraverso la propria potente pagina social.
Su Facebook infatti scrive: “In un’epoca nella quale la diffamazione corre veloce sul web, senza un minimo di documentazione, dopo numerosi giorni in cui ho resistito pazientemente ad una vera bufera di vergognose menzogne ritengo utile ed opportuno pubblicare i documenti che sbugiardano, ed anzi umiliano, chi ha deciso di fare propaganda sulla pelle, vera e propria, delle persone“.
Manfrin per allontanare ogni dubbio sulla propria condotta pubblica il documento che attesterebbe la prenotazione e il prericovero già previsto per il padre settantenne – al quale dice lui stesso nel post, era stato diagnosticato un carcinoma infiltrante alla vescica – all’Ospedale di Candiolo, con ciò smentendo presunte pressioni perché la sala operatoria di Aosta venisse aperta ad hoc. Si sarebbe dunque trattato di un episodio in cui la macchina amministrativa dell’Usl, di sua sponte, vista l’entità della diagnosi si sarebbe mossa per dare esecuzione ad una operazione chirurgica non procrastinabile. La famiglia Manfrin – a detta del capogruppo della Lega – si era infatti attivata per trovare una alternativa senza esercitare alcuna pressione, ma una volta ricevuta la chiamata dal Parini in coincidenza del prericovero previsto a Candiolo avrebbe comunque optato per l’ospedale locale per ragioni di agevolezza logistica.
Manfrin aggiunge che nonostante le “tante chiacchiere sul fatto che l’ospedale fosse in blocco, mio padre non fu l’unica persona ad essere operata quel giorno, bensì fu l’ultimo della mattinata, e prima di lui, come raccontato da mio padre, vennero operate 4-5 persone“, quindi sottolineando che in nessun caso si può parlare di una apertura della sala operatoria ad personam e che anzi queste fossero ben operative – seppur – in forma ridotta rispetto agli standard ordinari a causa del Covid.
Il Capogruppo della Lega chiude con una punta di amarezza personale: il padre – dice – coinvolto nella polemica sebbene da esterno, non sarebbe stato al corrente della sua reale condizione clinica passata, perché questa gli fu tenuta celata per non aggravare la sua condizione di stress psicologico. La scoprirebbe solo ora, fra “orrore e raccapriccio“, a mezzo stampa, dopo che dei dettagli sulla sua condizione clinica passata sono emersi a livello pubblico. Manfrin annuncia anche eventuali azioni legali verso chi “si permetterà di speculare o diffamare, in qualsiasi maniera, la mia persona o la mia famiglia“.




