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Dal consiglio comunale a quello regionale: lo scontro sulle quote rosa al governo cambia aula

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di Redazione

Dopo la bagarre scoppiata nell’ultima seduta del consiglio comunale di Aosta, PCP torna alla carica con la questione della rappresentanza di genere nella giunta regionale valdostana.

A farlo, nella tarda serata di ieri con una mozione che impegnava il governo regionale ad audire in prima Commissione la prof.ssa Anna Maria Poggi sulla questione, le due rappresentanti di PCP Erika Guichardaz e Chiara Minelli.

Un governo tutto al maschile: PCP rivendica “l’assessora tecnica”

“Sull’elezione di questo governo tutto al maschile, che è un caso unico nel nostro Paese, si sono levate molte voci“, ha dichiarato Chiara Minelli nel presentare la mozione.

Il riferimento è alle varie prese di posizione del PD nazionale, tra cui quella dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, la quale ha fortemente criticato il Partito Democratico valdostano affermando che “il PD che sostiene la giunta non può condividere questa scelta che contrasta palesemente con i nostri valori fondanti, ribaditi recentemente anche nel Manifesto dei Valori”.

“Tra queste voci – ha continuato Minelli -, quella della professoressa Poggi, ordinaria di diritto costituzionale, che ha affermato che l’attuale composizione di questa giunta è in contrasto con il principio costituzionale della ricerca della parità di genere e che sussisterebbe un vizio di legittimità nell’attuale composizione del governo valdostano. In materia di parità di genere le Regioni, anche quelle a Statuto speciale, sono tenute al rispetto degli articoli 3, 51 e 117 della Costituzione. L’obiezione secondo cui, non essendoci donne in maggioranza, non è possibile avere una giunta con una presenza femminile è del tutto inconsistente poiché si può ricorrere alla nomina di un’assessora tecnica. La questione è di notevole importanza e necessita di approfondimenti“.

Il dibattito in aula

Il capogruppo della Lega Andrea Manfrin ha iniziato il suo intervento con una provocazione: “ci dobbiamo fare due domande fondamentali. Siccome la mozione va nella direzione di garantire la presenza di genere, allora quanti sono i generi? Perché questo dato ogni tanto cambia. Però se afferma che ci vuole una rappresentanza di genere, allora ci conferma che i generi sono solamente due a dispetto di tutta la propaganda Lgbt”.

La seconda domanda riguarda invece la costituzionalità della giunta: “ci sono state diverse prese di posizione sulla costituzionalità della giunta da parte di diversi esponenti della sinistra italiana – rintuzza Manfrin –, che hanno chiesto addirittura al governo di intervenire. Allora il Presidente Bertin ci deve dire se questa giunta è costituzionale o no. Altrimenti la giunta non può proseguire la sua azione di governo. Il presidente deve rispondere“.

Poi la stoccata finale: “la soluzione è semplice. Si può nominare un assessore tecnico. L’assessore Guichardaz può dimettersi e lasciare spazio ad una donna, senza bisogno di una riforma elettorale. C’è anche una soluzione più complessa: l’assessore Guichardaz potrebbe dichiarare che lei si percepisce come donna“.

“Siamo di fronte alla propaganda della solita parte politica che da 70 anni si infiltra nella cultura, nelle scuole e nelle università, mettendo in pratica l’egemonia culturale teorizzata da Gramsci per portare acqua al proprio mulino“, ha tuonato il consigliere della Lega Simone Perron.

“Il citato articolo 51 della Costituzione – ha continuato- recita che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. Un principio che stabilisce le opportunità di accesso delle donne alle elezioni politiche, raggiunto con il suffragio universale femminile che in Italia è sancito dal decreto del 10 marzo 1946. Un principio che per sua natura non può stabilire un risultato. Se si vuole usare il principio della rappresentanza allora dobbiamo, in qualche modo, truccare i dati, usare metodi arbitrari per arrivare a ciò che si vuole“.

Poi la provocazione di Perron: “perché usare questo principio solo in politica? Perché non si parla di pareggiare le presenze femminili in settori come le costruzioni, l’industria estrattiva, gli artigiani e gli operai, dove la percentuale di incidenti mortali è tra le più alte?“.

Il PD fra incudine e martello prova a fare da paciere

A gettare acqua sul fuoco è il capogruppo del PD, Paolo Cretier: “la questione non va banalizzata. L’art. 51 è molto chiaro. I cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere ai servizi pubblici. Viene posta una condizione di uguaglianza, ma non viene imposto un obbligo. Noi siamo in ritardo, è evidente. La mancanza di rappresentanza di genere in Giunta è frutto del risultato elettorale“.

Poi annuncia la presentazione di una riforma di legge elettorale da parte del PD, già anticipata dalla segreteria di partito. “Occorre proporre un nuovo testo di legge che aumenti la presenza di genere nelle liste e preveda la doppia preferenza di genere“.

La risposta del governo regionale

Il presidente della Regione Renzo Testolin, dal canto suo, ha ribadito pienamente “la legittimità di questa Giunta. Il percorso che abbiamo condotto rispetta quanto stabilito dal dettato costituzionale. La mancata presenza di genere è frutto dell’attuale legge elettorale che ha optato per la preferenza unica, pregiudicando inevitabilmente la pari opportunità”.

La mozione, in chiusura della seduta notturna del consiglio, è stata bocciata raccogliendo il voto favorevole delle sole due rappresentanti di PCP.

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