Esulta il comitato organizzatore dell’Aosta pride, che quest’anno ha organizzato una settimana di eventi e conferenze sulle rivendicazioni omosessuali: secondo quanto dichiarato dai promotori, gli 11 eventi di quest’anno hanno totalizzato oltre 1000 presenze.
Un dato – secondo i promotori – “lusinghiero” e che confermerebbe il sentito interesse della comunità valdostana per questo tipo di temi sociali.
“Quest’anno, pur senza la parata – che per la comunità queer è un importante momento di memoria e di rivendicazione – il viaggio attraverso la favola di Aosta Pride è stato comunque intenso e potente, ed ha sicuramente contribuito a creare una maggiore consapevolezza nella società valdostana di quale sia la reale condizione della comunità queer, anche delle sue intersezionalità con altri gruppi sociali, spesso definiti minoritari (…)”, scrivono in una nota stamapa.
La nota del comitato che organizza l’Aosta pride si chiude con una polemica che ruota intorno al concetto di “normalità”, contestato dalla comunità LGBT: “qua nulla c’entra la propaganda, perché si parla di vite reali, di persone in carne e fiato, di famiglie non riconosciute e di soggettività a cui viene reso impossibile autodeterminarsi. Perché nessuna persona è “normale” – e nessuna è “anormale” – dal momento che una norma non esiste, dal momento che nessuno può avere il diritto di definirla. L’Aosta Pride Week serve anche e soprattutto a questo: a contestare la presupposta “normalità” e a farci capire che, in fin dei conti, siamo solo tante diverse unicità che hanno bisogno di benessere, di felicità, di diritti per poter affermare i propri diritti e la propria esistenza”.




