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Elezioni, l’ombra del ricorso al Decreto di indizione dei comizi elettorali: all’attacco Rete Civica

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L’ombra di un ricorso amministrativo si estende sul futuro Decreto di indizione dei comizi elettorali da parte del Presidente della Giunta Renzo Testolin. Sullo sfondo una diversa interpretazione delle tempistica di entrata in vigore della nuova legge elettorale, che prevede le tre preferenze, alla luce dell’eventuale referendum sul tema.

A spiegarlo è un post di Rete Civica, che dà a intendere battaglia sul punto: “la Valle d’Aosta rischia nuovamente una grave crisi istituzionale. Cinque anni fa la Legislatura avviata nel 2018 si concluse con uno scioglimento anticipato, non essendo il Consiglio in grado di esprimere una maggioranza stabile. Oggi l’incapacità dell’Union Valdôtaine di approvare una riforma istituzionale che favorisca la stabilità, ha prodotto una legge minimale che non affronta i temi chiave della riforma, che non ha trovato adeguati consensi in Consiglio e che è stata approvata fuori tempo massimo”.

Secondo RC, infatti, la nuova legge “non potrà perciò entrare in vigore in tempo utile e il 28 e 29 settembre si voterà con la preferenza unica, prevista dalla legge attualmente in vigore”.

Per rafforzare la propria tesi, il partito di sinistra, cita il parere del prof. Morrone – docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Bologna – che durante un recente incontro ad Aosta sarebbe stato categorico: “il Decreto di fine luglio con cui il Presidente della Regione convocherà i comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale dovrà definire le regole del gioco sulla base della legge elettorale vigente e queste regole non potranno essere modificate in una fase successiva, come ipotizzato invece dal Presidente Testolin”.

Pertanto, “la richiesta di referendum confermativo – per la quale è in corso la raccolta di firme – rende impossibile la promulgazione della nuova legge prima del Decreto di fine luglio e non è immaginabile un Decreto di aggiornamento, cioè un cambio delle regole in corso d’opera, basato sui risultati del referendum”.

“Non è mai accaduta una cosa del genere”, ha chiarito il prof. Morrone – scrive RC – evidenziando che gli atti incongrui del Presidente sarebbero impugnabili, con pesanti conseguenze sul procedimento elettorale. Ed è proprio in questo passaggio che Rete Civica lascia intendere la propria volonta di presentare ricorso, laddove il Decreto di convocazione dei comizi elettorali non contenesse l’indicazione chiara sulle modalità di voto, compresa la preferenza unica.

“Così ora al ritardo con cui è stata votata la legge elettorale, di cui ha una bella responsabilità il Capogruppo unionista Aurelio Marguerettaz, si aggiungerebbe la soluzione illegittima proposta da un mal consigliato Presidente che se ne dovrà assumere la responsabilità. C’è qualcuno in grado di farli ragionare prima che sia troppo tardi e che si producano gravi ed irreversibili danni?”, conclude il post pubblicato dal partito su Facebook.

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