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Politica e Istituzioni

E così finisce anche il "Draghistan"... forse

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Alla vigilia sembrava l'epilogo meno probabile, ma si sa in Italia nulla è scontato. Qualcuno ci dovrà spiegare però come Mario Draghi abbia iniziato la partita della riconferma della fiducia in vantaggio 2 a 0 e l'abbia finita sotto con un netto 3 a 2.

Un'ipotesi si può anche azzardare: in 18 mesi, ad onor del vero, le doti taumaturgiche del salvatore della Patria hanno latitato un po'. Anzi la situazione oggi, nei fondamentali, sembra persino peggiore di come Draghi l'aveva ereditata. E forse non è stato nemmeno così scaltro politicamente parlando. E sia mai non gliene si faccia una colpa: anche lui è solo un uomo, mica San Gennaro. Non tutti parevano ricordarsene.

Ma proprio questo è stato il tallone d'Achille di Mario nazionale: la totale, irrazionale e smodata fiducia accreditatagli, il culto della personalità che gli è stata tributata e - si sa - avrebbe fatto vacillare anche il migliore. Una eccessiva aspettativa che crea i presupposti per una eccesiva delusione. Un vecchio vizio del nostro Paese, pronto a consegnarsi all'uomo della della Provvidenza di turno, per poi masticarlo e sputarlo senza alcun riguardo.

In questo Paese sono caduti tutti così, per alterne vicende, ma tutti per eccesso di sé stessi, per aver creduto alle balle astronomiche che certe narrazioni ti cuciono addosso: a furia di sentirti dire che sei l'unico al mondo, finisce anche di crederci. Così ieri, in Parlamento, abbiamo visto in scena un Draghi diverso da come ce lo saremmo aspettati: livoroso, attaccabrighe, vanitoso, pronto a sottolineare quanto fosse fondamentale la propria figura per la nostra tapina penisola. Un Draghi che in fondo non ha cercato alcuna mediazione. Non è stato proprio lui a evocare - e celebrare - le tracontanti piazze in suo favore? Ma di quali piazze stava parlando però...

Forse dei sindaci, dei corpi intermedi, dei media, di molta politica di professione, di gruppi di interesse, ma di certo in piazza - per Draghi - non si sono visti cittadini comuni sempre più distanti da tutto. E' così che è finita l'Italia di Draghi, quell'Italia che - se letta sui giornali da un marziano - sarebbe stata immaginata come un "Draghistan" e invece adesso che l'incantesimo sfoca non si è quasi resa conto del suo passaggio.

Chissà forse hanno ragione i "responsabili", oggi tutti in fibrillazione: d'ora in avanti saranno cavallette e locuste. Speriamo di no, ma qualcosa ci dice che è un film già visto: sopravvivremo anche a questo, alle probabili elezioni anticipate, anche all'uscita di scena (apparente?) di Draghi. In fondo siam fatti così, ci teniamo troppo alla nostra splendida e dannata anarchia.

Giuseppe Manuel Cipollone