Visi distesi e grandi sorrisi precedono l’ingresso alla serata al Conseil Fédéral a Tzanté de Bouva di Fénis. Un parlamentino unionista che si annunciava come dirimente, ed in effetti lo è stato sancendo l’inconciliabilità tra UV e Lega. Si va avanti a 18 dunque, fra mal di pancia e molti altri sorrisi sornioni.

La linea emerge già con qualche attimo di anticipo, una posizione unitaria c’è fin dal principio dell’assemblea. Però che si tornasse alla casella del via, come se gli ultimi due mesi di travagli e consultazioni non vi fossero stati probabilmente nessuno lo aspettava. Il voto alla mozione che sancisce la volontà del Leone Rampante di rimanere in 18 parla chiaro: tutti a favore, tranne 3 astenuti.
Il Conseil Fédéral ha dunque votato la mozione proposta dal Comité Fédéral che invitava l’attuale maggioranza a proseguire la propria attività con i 18 consiglieri attuali, senza ulteriori allargamenti. Alias Restano torna in pista. E questo “malgrado ciò possa rappresentare una difficoltà dal punto di vista amministrativo”, ammette Erik Lavevaz. La priorità però è mantenere la tenuta del Mouvement, che rischiava davvero di implodere a fronte del rigetto innescatosi all’apertura del tavolo di trattative col Carroccio.
“Scegliamo la soluzione più solida per l’Union Valdôtaine”, ha sottolineato ancora il Presidente della Regione Erik Lavevaz. Nel non detto, il fatto che il costo della tenuta dell’UV lo pagherà una stabiltà regionale che continuerà a essere dubbia.

Laconica anche la Presidentessa UV, Cristina Machet, che ha evidenziato la necessità della presa d’atto: “come deciso dall’ultimo Conséil Fédéral abbiamo sentito nuovamente le forze politiche, ma non esistono le condizioni che permettono una soluzione condivisibile con la base. In questi giorni ho sentito tanti iscritti e Presidenti di Sezione e nessuna scelta avrebbe rispettato le diverse sensibilità presenti nel nostro movimento”. E se le si chiede se l’eventualità di una balcanizzazione del partito fosse un segnale di debolezza, la Machet tira dritto: “assumersi la responsabilità di governare a 18 è un atto di grande forza e coraggio“.
Giuseppe Manuel Cipollone




