Due anni e due mesi di reclusione, nonostante la Procura avesse chiesto l’assoluzione. È la condanna pronunciata dal Tribunale di Aosta nei confronti di un 31enne egiziano, accusato violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale, per un episodio avvenuto lo scorso febbraio all’interno del carcere di Brissogne.
L’uomo – allora detenuto nell’istituto valdostano – durante un intervento degli agenti avrebbe opposto resistenza e palpeggiato una agente della Polizia penitenziaria. Dopo una controversa ricostruzione dei fatti, però, il Tribunale di Aosta è arrivato alla conclusione sulla sussistenza dele accuse. La condanna inflitta è stata a due anni e due mesi.
Il 31enne non ha assistito alla sentenza. Dopo la scarcerazione è stato infatti espulso dall’Italia e rimpatriato in Egitto.
SiNAPPe: “solidarietà alla collega, ma bisogna intervenire prima”
La sentenza ha provocato la reazione del Sindacato di Polizia penitenziara SiNAPPe, che esprime solidarietà alla collega e utilizza il caso per tornare sulle condizioni di sicurezza nel carcere di Brissogne.
“La risposta penale arriva solo a fatto compiuto: il nostro obiettivo deve essere la prevenzione”, afferma il Vicesegretario regionale Matteo Ricucci. Secondo il quale gli agenti non possono continuare a lavorare “in una condizione di perenne esposizione al rischio di violenze umane e fisiche”.
Sulla stessa linea il Segretario nazionale Raffaele Tuttolomondo, che definisce la sentenza un segnale importante e doveroso ma chiede interventi sulle criticità che interessano il sistema penitenziario.
Per il Sindacato servono più personale, dotazioni adeguate e protocolli operativi chiari per affrontare gli episodi di violenza contro gli agenti: “chiediamo al Ministero della Giustizia segnali chiari di tutela e la massima fermezza verso chi non rispetta le regole della convivenza civile e della legalità”, conclude Tuttolomondo.




