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Aosta, “Strade Sicure”: il NO della maggioranza divide, il confronto si sposta sul modello di sicurezza

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di Redazione

Non è stata una semplice bocciatura di una mozione. Il dibattito che ieri, giovedì 23 luglio, ha accompagnato il voto contrario del Consiglio comunale di Aosta alla proposta di Fratelli d’Italia sull’operazione “Strade Sicure” ha finito per mettere a confronto due idee profondamente diverse di sicurezza urbana.

L’atto – illustrato dal Capogruppo Giuseppe Manuel Cipollone – chiedeva al Comune di attivarsi presso il COSP, d’intesa con il Prefetto, per valutare l’eventuale impiego del dispositivo nazionale che vede i militari affiancare le Forze dell’Ordine nel presidio del territorio. Nel corso della discussione il testo è stato anche riformulato, ma la modifica non è bastata a cambiare l’esito del voto.

Più del contenuto della mozione, però, ad attirare l’attenzione sono stati i toni del confronto. Nel motivare il voto contrario, la maggioranza ha sostenuto che “la sicurezza urbana non si costruisce militarizzando gli spazi pubblici”, affermando che criminalità, marginalità e degrado non possono trovare risposta nell’impiego dell’Esercito. Una posizione ribadita anche dal Vicesindaco Valeria Fadda, secondo cui “Fratelli d’Italia ha proposto di mostrare la forza dello Stato”, mentre l’obiettivo dell’Amministrazione sarebbe quello di “far funzionare lo Stato e agire prima che i problemi diventino materia di repressione”. Posizione sostenuta e ribadita anche dal Sindaco Rocco.

È proprio questo passaggio ad aver segnato la distanza politica tra le parti. Per il Capogruppo di Fd’A, infatti, “Strade Sicure” non rappresenta né una sostituzione delle Forze dell’Ordine, né un modello di sicurezza eccezionale, ma uno strumento già previsto dall’ordinamento e operativo da anni in decine di città italiane, comprese realtà amministrate dal centrosinistra e territori autonomi come Bolzano.

Un confronto che si è rapidamente spostato dal piano operativo a quello simbolico: da un lato una maggioranza che ha letto la proposta come l’espressione di una visione prevalentemente repressiva della sicurezza, dall’altro un’opposizione che si è ricompattata contro una rappresentazione considerata eccessivamente rigida e ideologica, a fronte di un dispositivo di presidio già ampiamente utilizzato nel resto del Paese

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