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Ampliare il Parini? Per Vallée Santé è un fallimento della politica, serve un ospedale nuovo

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di Redazione

Davanti ad una platea di 100 persone si è svolto, venerdì 13 ottobre, l’incontro promosso dal Comitato Vallée Santé sul tema ‘Sanità & Ospedali del futuro’. Una carrella di trent’anni di eventi in cui viene spiegato come mai – secondo il comitato – la politica regionale stia compiendo la scelta sbagliata di ampliare l’ospedale Parini e non prevedere una struttura del tutto nuova e avveniristica sita Saint-Christophe. Nel lungo video proiettato anche le dichiarazioni di vari politici che si dicevano favorevoli ad una struttura ospedaliera nuova e poi si sono smentiti.

La platea presente alla conferenza promossa da Vallée Santé

Gli interventi

Oggi vi parlo, con piacere, di questa esperienza un po’ strana perché trovarmi qui ad Aosta, a distanza di 30 anni, a parlare delle stesse cose di cui trattavo negli anni 92-93 è quanto meno sorprendente. Se non deludente. Perché in questi 30 anni effettivamente si poteva fare qualcosa che non è stata fatta. In un modo o nell’altro”, a parlare è l’ingegner Luigi Quaranta, il progettista a cui Valerio Beneforti, all’epoca assessore regionale alla Sanità, affidò l’incarico per analizzare alcune sedi possibili per insediare il nuovo ospedale.

Personalmente – ha dichiarato Quaranta – sono sempre stato un professionista del ‘fare’ e fare significa, rispetto al ‘rappezzare’, progettare qualcosa di nuovo per essere sempre attenti all’evoluzione. La vera sconfitta in questa storia, posso dirlo serenamente oggi da ottantenne ancora attivo, è della politica. In 30 anni cos’ha fatto? Ancora oggi siamo qui a cercare di capire se è meglio costruire un nuovo ospedale in centro aumentando ancora di più le problematiche legate alla localizzazione, quando un ospedale alternativo ha certamente risultati migliori”. 

Dello stesso tono gli interventi dell’architetto Stefano Carera e dell’ingegner Paola Arneodo che ci ha tenuto a sottolineare le criticità cui vanno incontro gli ospedali esistenti rispetto alle raccomandazioni dell’OMS, in merito all’accessibilità per gli utenti, ai mezzi di soccorso ed i fornitori, ai collegamenti interni ed esterni dei vari servizi ospedalieri e la presenza di spazi verdi.

I due sostengono: “negli anni 50-60, quando sono stati inaugurati molti ospedali italiani, non c’erano, ad esempio, le grandi apparecchiature diagnostiche di oggi che richiedono spazi maggiori: la ricollocazione degli spazi spesso ha infatti creato gravi effetti collaterali. Spesso non erano previsti volumi tecnici per la collocazione delle unità di trattamento dell’aria. Ricordiamoci, infine, che gli ospedali non chiudono mai, per cui intervenire in queste strutture significa dover fare i conti con le polveri, i rumori e tante altre servitù di cantiere che non sono certamente in sintonia con chi deve essere curato”.

E’ poi intervenuto l’ingegner Giorgio Bongiorno, già amministratore straordinario dell’Usl della Valle d’Aosta ad inizio degli anni ’90, per parlare di ‘trasformazione digitale e logistica nella sanità’ ricordando che “se la sanità pubblica vuole rimanere competitiva deve abbracciare tutte le nuove tendenze innovando procedure e strumentazioni. Obiettivo principale della sanità, infatti, è quello di aumentare il valore delle prestazioni nei confronti dei pazienti”.

Le conclusioni sono state riassunte dal prof. Domenico Palombo, già inventore della Chirurgia Vascolare in Valle d’Aosta prima di diventare direttore della stessa specialità al Mauriziano di Torino e poi a Genova. Egli si è soffermato sull’importanza delle aree verdi in ospedale e sulle problematiche legate all’accessibilità, sottolineando la necessità di “realizzare strutture che rispondono rapidamente alle emergenze”.

Oggi la concezione, grazie alla pandemia, di cui dobbiamo tener conto, è quella ad esempio di creare un piano tecnico intermedio ai piani di degenza per far passare tutte le reti (elettrica, idraulica, ossigeno, vuoto, aria). Quando ho cercato di affrontare questo tema con amici e decisori locali la risposta è stata: perché dobbiamo fare un nuovo ospedale fuori dal centro quando già lo stiamo facendo qui? Non voglio entrare in questa diatriba. Certo è che, anche dal punto di vista organizzativo, è cambiato molto il modo di lavorare in ospedale per cui bisognerebbe costruire delle strutture in base a chi ci lavora e non a chi decide. Mi auguro e dico che il valore positivo di questo incontro è proprio quello di rimettere in discussione, non per schierarsi, ma per riesaminare un problema che oggi, comunque, va riesaminato perché tutto è cambiato”, ha concluso Palombo.

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