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Salute e Ambiente

Una sola sala operatoria non basta

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Nell'agosto 2020, la regione autonoma valle d'Aosta, attraverso le sue strutture sanitarie, predispone un “piano operativo per la gestione dell'emergenza Covid-19” che nelle premesse dovrebbe supportare la verifica, e se necessario il rafforzamento, dello stato di preparazione del sistema sanitario regionale al fine di fronteggiare in modo ottimale un eventuale aumento nel numero di nuove infezioni da Covid-19 nella stagione autunno inverno 2020-2021.

Il documento prevede la chiusura dei diversi reparti di degenza ospedaliera all'aumentare dell'indice Rt e quindi l'aumento dei posti letto messi a disposizione dei malati Covid, la creazione di un prefabbricato da adibire a postazione di pre-triage al posto della tenda, le creazione di un secondo prefabbricato di circa 1000 metri quadri da destinare ad un pronto soccorso riservato ai ai pazienti Covid con ingressi e flussi separati dai pazienti non covid oltre a tutta una serie di indicazione circa l'approvvigionamento di materiale sanitario (mascherine ecc) e assunzione di altro personale. Il documento non prevedeva nessun spostamento di malati Covid presso altre strutture siano esse microcomunità o RSA così come metteva in guardia dai problemi connessi al Covid circa le operazioni chirurgiche che andrebbero comunque fatte a pazienti per cui non è possibile procrastinare gli interventi.

Quindi in teoria le indicazioni su come affrontare una eventuale seconda fase della pandemia c'erano tutte ma poi cosa è successo? Perchè si è deciso di spostare alcuni pazienti malati di Covid in altre strutture e perchè tali indicazioni sono state disattese dall'attuale gestione politica?

Ieri, ad una situazione già complessa si è aggiunto il grido di allarme dei chirurghi che scrivendo alla Sc Direzione Medica di Presidio e Al Dipartimento DERA denunciavano “la grave situazione in cui versano le Strutture Chirurgiche” e aggiungevano che “la situazione odierna sta precipitando ed avendo solo più una seduta operatoria h12 al giorno da destinare a tutte le specialità chirurgiche, non siamo più in grado di rispondere alle necessità cliniche di cui sopra”.

La missiva si chiudeva chiedendo “Come Direttori delle Strutture Chirurgiche che si valuti con urgenza tale grave situazione, che si esplorino tutte le possibili soluzioni, per poter trattare in loco tali pazienti o che, nell’impossibilità di far fronte alle patologie di cui sopra, si provveda come estrema ratio a dare indicazioni al trasferimento dei pazienti presso altre Strutture Sanitarie extra Regionali.”

Oggi la situazione si è sbloccata e grazie al lavoro congiunto fra dipartimento di anestesia e rianimazione, direzione medica, SITRA e chirurgie, che ha portato al reperimento delle necessarie figure professionali, si è giunti alla riapertura di una seconda seduta operatoria. Si tratta di un requisito minimo essenziale per far fronte sia alle emergenze, sia agli interventi chirurgici non differibili e salvavita previsti dal DPCM del 3-11-2020. La situazione della diffusione pandemica è grave ma se si pensa che c'era già un piano che prevedeva tutto perché si è arrivati a questo punto? E sopratutto come possiamo affrontare la prossima stagione invernale con il relativo aumento dei problemi sanitari legati ai flussi turistici se riusciamo a malapena a soddisfare le esigenze sanitarie minime dei residenti?

Probabilmente continuare a tentare di minimizzare il problema per evitare di dare indirizzi politici “sgraditi” oppure non seguire le indicazioni di un documento sanitario per risolvere problemi politici approfittando della pandemia come nel caso di Variney ha gettato nella confusione e nell'incertezza anche la direzione sanitaria aggravando una situazione già di per se molto grave. Comunque vada a finire questa pandemia appare chiaro che chi ha gestito politicamente tutta la questione, sia prima che dopo le elezioni, non è stato in grado di assumersi le responsabilità connesse al ruolo che riveste pensando che fare l'assessore sia solo una bella passerella, un bello stipendio e un modo per soddisfare le proprie ambizioni personali dimenticando che responsabilità politica è dare indicazioni, anche sgradite, nell'interesse collettivo superiore agli interessi inferiori, del singolo politico.