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Scuola, sentenza bomba: agli insegnanti precari spetta l’anzianità salariale. SNALS picchia duro: “la Regione mette soldi in contenziosi discutibili”

di Giuseppe Manuel Cipollone

di Giuseppe Manuel Cipollone

Una sentenza che può costituire un precedente, la n°28263 del 27 marzo 2023 della Corte Suprema di Cassazione, con cui il tribunale ha stabilito che non sussistono ragioni affinché la PA non riconosca la progressione retributiva legata all’anzianità di servizio agli insegnanti precari rispetto a quanto già avviene per gli insegnanti abilitati e a tempo indeterminato. Ad annunciarlo Alessandro Celi, segretario del sindacato per il personale scolastico SNALS.

Ad esser condannata al pagamento di 1900 euro circa la Regione Valle d’Aosta, la quale ha ricorso fino all’ultimo grado di giudizio contro le sentenze che via via la vedevano soccombere.

L’antefatto

La situazione è, grosso modo, la seguente: ad oggi la prassi vuole che un insegnante precario, ovvero rinnovato di anno in anno, non percepisca – né maturi i requisiti – per percepire lo scatto retributivo dovuto dall’anzianità di servizio, in ciò ricevendo una disparità di trattamento salariale rispetto ai colleghi a tempo indeterminato.

Secondo la Regione tale discrimine sarebbe dovuto dal possesso di un titolo abilitativo all’insegnamento che il personale di ruolo ha rispetto a chi ancora deve passarvi tramite concorso. Tale tesi, però, è avversata da tanti insegnanti precari, molti dei quali costretti nel limbo per molti anni prima di poter accedere al ruolo. E adesso – secondo il sindacato – anche dalla prima sentenza di Cassazione su un caso valdostano.

Secondo una direttiva europea del 1999 – a quanto pare non ancora non recepita in Italia – non ci possono essere distinzioni nella maturazione dell’anzianità di servizio fra insegnanti a tempo indeterminato e determinato. Essendo la prestazione di insegnamento erogata del tutto analoga, la PA deve riconoscere un’uguale anzianità di servizio a tutti gli insegnanti, a prescindere dal loro status contrattuale a tempo indeterminato o meno.

La prima sentenza di una serie

“Si tratta di una sentenza autorevole – dice Alessandro Celi, professore e segretario dello SNALS. Un pronunciamento definitivo, il primo che riguarda un caso di un insegnante valdostano con un iter giudiziario iniziato nel 2019, che potrebbe costituire un precedente. In Cassazione ora ci sono pendenti altre decine di contenziosi, dove la regione Regione Valle d’Aosta si è opposta a sentenze di secondo grado. E’ difficile immaginare un esito del tutto dissimile”.

Il segretario sindacale batte il ferro finché è caldo: “non capisco la ratio dell’utilizzo dei soldi pubblici. Alla fine di questo percorso giudiziario, il cui esito era immaginabile, la RAVA ha speso oltre 10 mila euro in spese legali, ovvero 5 volte tanto il valore che l’insegnante precario voleva vedersi riconosciuto. Faremo un accesso agli atti per capire quali dirigenti hanno avvallato questa scelta infausta, di ostinarsi in giudizio, per determinare se vi siano eventuali responsabilità soggettive”.

Celi però lancia anche un appello al dialogo: “il nostro ruolo sindacale è quello di porre le condizioni per risolvere i problemi, non promuovere contenziosi. Forse è il caso che si apra un tavolo fra Regione e sindacati sul tema”.

L’inerzia della RAVA

Sull’origine dell’inerzia nel riconoscere l’adeguamento salariale agli insegnati precari solo l’attuale assessore all’Istruzione J.P. Guichardaz potrà dare una risposta nel merito, ma è possibile fare un’ipotesi: considerati – in media – anche solo 100 euro in meno mensili sulla busta paga, moltiplicati per 13 mensilità e per centinaia di insegnanti non abilitati operativi in Valle d’Aosta, si evince come il risparmio per le casse regionali è nell’ordine di centinaia di migliaia di euro annuali.

L’inerzia però potrebbe essere incrinata se anche le decine di ricorsi pendenti – sui quali ha fatto riferimento lo SNALS – dovessero avere un esito analogo a questo primo caso valdostano. Gli oneri per le spese legali, ma anche i soldi contestati alla RAVA dai precari sarebbero ben più corposi.

Rimane poi l’evidenza che – sebbene il riconoscimento dell’anzianità salariale per i precari non sia automatico – l’eventuale moltiplicarsi delle pendenze in essere, nonché l’aumento della platea di insegnanti che di anno in anno potrebbe esercitare il ricorso, potrebbe diventare una bella gatta da pelare per un assessorato abbastanza a corto di risorse.

Giuseppe Manuel Cipollone