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Scuola e Formazione

Progetto Palestina nel mirino di Solomon, due attivisti valdostani rischiano di venire coinvolti

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In questi giorni, il collettivo studentesco dell'Università di Torino "Progetto Palestina", è oggetto di attenzioni da parte dell' “Osservatorio Solomon sulle Discriminazioni”, che ha richiesto all’Università di Torino di accedere a tutti i documenti in possesso della stessa, riguardanti Progetto Palestina. Se la richiesta venisse accolta, Solomon potrebbe accedere a tutto lo storico degli eventi, seminari, mobilitazioni e campagne promosse dalle studentesse e dagli studenti. Nel giustificare la sua richiesta, Solomon, accusa Progetto Palestina di incitare all’odio razziale, di negare l’Olocausto, di diffondere idee antisemite e di fare propaganda politica dentro l’Università. 

"Vorremmo poter dire che queste accuse - false ed infondate - non ci toccano, ma non è così. Ciascuno di noi, così come le centinaia di persone che hanno seguito e sostenuto Progetto Palestina in questi anni, ha dedicato tempo e passione - le due cose più preziose che abbiamo - ad una causa giusta. Sapere che questo tempo e questa passione vengono strumentalizzati per colpire una lotta per la dignità dell’essere umano, ci amareggia e ci addolora", cosi si legge sulla pagina Facebook di Progetto Palestina

Due valdostani fanno parte da anni del collettivo e ne sono anche tra i più noti attivisti. F. R, 25 anni, studentessa di scienze politiche e A. A, 32 anni, coordinatore di un centro di accoglienza per richiedenti asilo e professore alle scuole medie. 

"Faccio parte di Progetto Palestina perché sento l'esigenza e la necessità di raccontare ciò che accade in Palestina da più di 70 anni. Dopo il mio primo viaggio in Palestina ed aver visto con i miei occhi cosa sta accadendo al popolo palestinese, a causa del progetto coloniale israeliano, ho deciso di supportare la lotta per la giustizia, liberazione e ritorno del popolo palestinese", cosi ci spiega F. 

"Le accuse di antisemitismo sono totalmente infondate visto che il nostro collettivo, come anche il movimento BDS (movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) hanno la lotta all'antisemitismo come punto cardine dei propri valori e della propria lotta come lo sono la lotta contro ogni discriminazione etnica, religiosa e di genere", dice A. 

Il centro Solomon è un'organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di contrastare ogni tipo di discriminazione ispirandosi alle carte internazionali che tutelano i diritti dell'uomo. 

"Il centro Solomon e altre organizzazioni prendono di mira il BDS e gruppi come quello di Progetto Palestina perché sono gli unici ad infastidire davvero il governo israeliano e a fargli temere di perdere credibilità a livello internazionale. Come ci ha insegnato il movimento per il boicottaggio dell'Apartheid sudafricano, i risultati che si possono ottenere attraverso questo strumento possono essere davvero enormi e rilevanti. Credo che ciò che colpisca seriamente queste organizzazioni filo israeliane è che non si passa più da semplici conferenze o eventi in cui si parla del "conflitto" o di quello che succede in Palestina con un pubblico più o meno noto ma quello che li infastidisce è che riusciamo ad interagire con organizzazioni della società civile italiana come l'ANPI o l'ARCI e tutta una serie di altre organizzazioni e, soprattutto, che riusciamo a sensibilizzare ed informare centinaia di studenti universitari ogni anno", continua A. 

"Avendo studiato in Valle D'Aosta non ho mai sentito parlare di Palestina né a scuola né in altri contesti. Non è nemmeno stata l'Università di Torino a farmi avvicinare alla questione palestinese ma è stato un mio interesse nato dalla conoscenza della situazione in Palestina che mi ha spinto a fare un viaggio di un mese e aderire all' International Solidarity Movement. Il viaggio è stato talmente impattante emotivamente, vedere l'Apartheid che i palestinesi subiscono, vedere il muro, vedere la repressione di manifestazioni pacifiche, essere io stesso stato vittima di violenza da parte delle soldatesse e dei soldati israeliani, mi ha spinto al mio ritorno a fondare Progetto Palestina". 

Anche F., studentessa di origini valdostane, si è avvicinata alla causa a seguito di un viaggio in Palestina. "Progetto Palestina è uno dei primi gruppi studenteschi in Italia che si è formato al fine di creare momenti di approfondimento consapevole e critico sui temi della questione palestinese. Il nostro successo più grande è legato al continuo ricambio di studentesse e studenti che, nei diversi anni accademici, hanno arricchito le conoscenze e competenze del gruppo. Questo ci ha permesso di organizzare e strutturare diversi (e differenti) eventi che hanno sempre ricevuto ottimi riscontri da ospiti e uditori. Progetto Palestina è stato anche uno dei primi collettivi a livello nazionale che ha supportato attivamente la campagna di boicottaggio accademica del Technion, facendo pressione per interrompere la collaborazione tra l'accademia italiana e quella israeliana ; la conquista più grande che possiamo ricordare in merito è la mozione del Consiglio Studenti dell'Università di Torino in supporto al boicottaggio accademico e la campagna di sensibilizzazione e raccolta firme a sostegno della mozione, che ha raggiunto più di 2000 studenti dell'Università.

Un'altra grande conquista ottenuta come collettivo è stata l'organizzazione di seminari accademici, finanziati dall'Università di Torino grazie alla nostra affermazione tra le studentesse e gli studenti, volti ad approfondire specifiche dimensioni della questione palestinese, come i seminari "L'Eredità di Edward Said in Palestina" e "La Questione Israelo-Palestinese in Chiave Giuridica", conclude F.

I due giovani valdostani, assieme al resto del collettivo, non sono riusciti ad ottenere risultati solo all'interno dell'università ma anche nella città di Torino.

 "A livello politico nella città di Torino riusciamo ad avere un'ottima interlocuzione con il Comune di Torino e con altri comuni della prima cintura Torinese. La città di Torino ha infatti approvato diverse mozioni, una delle quali, la più importante a mio avviso, chiedeva al governo italiano lo stop della vendita di armi al governo israeliano e un embargo militare. 

Il Comune di Torino ha inoltre approvato una mozione sulla contrarietà del nuovo piano israeliano. Credo sia molto importante che anche le istituzioni valdostane prendano una posizione a favore della Giustizia e della Libertà per il popolo palestinese
" spiegano i due valdostani.