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Salute e Ambiente

Nuovi criteri per la fascia di rischio regionale? La Valle rischia di finire dalla padella alla brace

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Si parla oramai da qualche settimana del cambio dei criteri che stabiliscono in quale fascia di rischio una regione deve essere assegnata. Tante sono state le polemiche in Valle d'Aosta in merito al criterio dell'indice RT, ovvero il numero di abitanti contagiati in rapporto alla popolazione complessiva. Nella nostra regione infatti bastava che pochi individui si contaggiassero tra loro, come una famiglia, per far sbalzare le statistiche del contagio in modo considerevole, pertanto più di qualcuno ha messo in dubbio la validità statistica di quel dato così penalizzante per la Valle d'Aosta.

Ora però per la Valle d'Aosta pare che si stia passando dalla padella alla brace, in barba a qualche annuncio fatto in pompa magna da qualche esponente politico. Se infatti venisse confermato che il nuovo criterio per entrare in 'fascia gialla' fosse l'occupazione del 10% dei posti in terapia intesiva, per la microscopica Valle vorrebbe dire vedersi catapultata in 'fascia gialla' con soli 3 pazienti in terapia intensiva. Una condanna probabilmente più pesante persino di quella dell'indice RT posto a 50 casi. 

E non si fanno attendere anche le reazioni del mondo politico, con il solito Luciano Caveri che dal suo blog lancia un allarme - l'ennesimo per la verità - sulla tenuta dell'Autonomia valdostana nuovamente penalizzata dallo Stato. Egli, in un lungo post, dice fra le altre cose: "Non bisogna mai smettere di indignarsi di fronte a certe ingiustizie e che non si può sopportare che scelte arbitrarie possano trasformarsi in un danno vero e proprio". E ancora: "Bisognerà ragionare su come reagire ai diktat governativi a tutela dei nostri diritti derivanti dall'autonomia speciale, che non può essere sempre calpestata. In primis bisogna modificare il decreto legge in fase di conversione in Parlamento, ma questo ennesimo affronto deve far riflettere". 

Giuseppe Manuel Cipollone