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Scuola e Formazione

Lettera di 400 professori valdostani al presidente Lavevaz per non tornare alla Dad

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Il mondo della scuola italiana nell’ultima settimana è nuovamente nel caos. A un anno dall’inizio della pandemia si è tornati al punto di partenza e, ancora una volta, ci si ritrova a parlare della totale chiusura delle scuole, sacrificando la serenità e la formazione di una generazione, che sta già pagando fortemente lo scotto di un’infanzia o un’adolescenza tormentata dalla pandemia. Come docenti, riteniamo inaccettabile la scelta, fatta da alcune regioni in zona arancione, di chiudere tutte le scuole, addirittura con il preavviso di un solo giorno.

Tralasciando i pur numerosi studi recenti che hanno mostrato come il contagio non avvenga in misura maggiore all’interno degli edifici scolastici e, soprattutto, che la curva dei contagi non venga sostanzialmente modificata laddove vi sia stato un massiccio ricorso alla Didattica a Distanza, vi chiediamo di porre l’attenzione sulle ricadute che queste scelte politiche avranno sui nostri bambini e i nostri ragazzi.

Qualsiasi insegnante sia entrato in classe a settembre conosce bene lo scenario che si è presentato: alunni da recuperare e, purtroppo, non solo dal punto di vista dei contenuti. Anzi. Le paure e le incertezze, lo sconvolgimento del quotidiano, la perdita della spensieratezza, la diffidenza verso l’altro sono solo alcune delle problematiche che i nostri studenti hanno evidenziato. Se da insegnanti e da studenti la chiusura della scuola è stata accettata e metabolizzata la scorsa primavera, quando era parte di un immane sforzo collettivo, ora non è più tollerabile.

Non è possibile dire ancora ai nostri giovani che la scuola è sacrificabile, che basta stare dietro ad uno schermo per stare in classe e che la loro formazione non è di primaria importanza per noi adulti. Ci discostiamo con fermezza dall’idea di società che trasmetteremmo ai cittadini di domani e crediamo nel valore della scuola in presenza come comunità educante e come luogo di crescita.

Restiamo convinti, quindi, che un tale provvedimento dovrebbe essere adottato solo come ultima ratio, non certo come meccanismo preventivo per la gestione dei contagi, soprattutto in un territorio come il nostro, nel quale sarebbe possibile intervenire tempestivamente per bloccare eventuali focolai scolastici attraverso lo screening. Si potrebbero, inoltre, effettuare con regolarità tamponi a docenti e alunni per non farci trovare impreparati. Infine, riteniamo che i protocolli nel nostro sistema scolastico abbiano funzionato bene durante la seconda ondata, perché non provare a migliorarli ancora?

In conclusione, vorremmo che il Presidente della Regione e il Consiglio Regionale prendessero una chiara posizione in favore della tutela di tutti gli studenti valdostani e contro l’ipotesi di chiusura delle scuole in un’eventuale zona arancione. Chiediamo di procedere invece attuando soluzioni forse meno immediate e scontate, ma sicuramente più lungimiranti. Si allegano le adesioni di 413 docenti valdostani