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Politica e Istituzioni

Lettera aperta di Valle d'Aosta Futura - "Il tempo a disposizione per salvare il nostro tessuto sociale ed economico sta terminando"

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Riceviamo e pubblichiamo.

"Seneca era solito sostenere che nemmeno la vergogna dovrebbe impedire di citare pessimi autori, qualora la battuta in questione fosse all’altezza.

Purtroppo per noi (e per lui), qui di battute buone non ce ne sono, ma di autori (e di attori) pessimice ne sono anche troppi. In questa fase, da spettatori (purtroppo paganti) quali siamo, è compito arduo prendere posizioni responsabili rispetto alla gestione dell’emergenza, ma andando a ripercorrere attraverso le parole degli interessati quanto accaduto nelle ultime settimane, sembra di assistere ad un pessimo show di avanspettacolo di cui siamo, nostro malgrado, produttori esecutati.

Brusaferro l’indomani della divisione delle regioni per coloresostenevache siamo stati inseriti nella fascia a rischio più elevato (la famigerata “zona rossa”) in quanto incapaci di comunicare adeguatamente i dati relativi all’emergenza. Responsabili e artefici di questa incapacità maturata, come è ovvio, nei mesi estivi, amplificata dalle modeste dimensioni della nostra Regione, seggono, tranquilli e lautamente (ri)compensati sui loro scranni di palazzo Deffeyes senza che nessuno ponga loro domande a riguardo.

Montagnani sostiene che la permanenza in zona rossa deriva dall’alto numero di degenti nelle nostre strutture ospedaliere. Sarebbe interessante, a tal proposito, comprendere come sia possibile che il Piemonte con gli ospedali “a tappo”, che ci invia i suoi pazienti diventi zona arancio e noi si resti in zona rossa. Certo, questo senza scomodare le parole dell’ass. Barmasse che durante la conferenza stampa di un mese fa, parlava espressamente di “degenti che non necessitano di alcun trattamento sanitario”.

Perché sarebbe curioso capire cosa si è fatto per trovare una degna collocazione, ad esempio alberghiera, che avrebbe garantito da un lato ristori a chi ha visto inevitabilmente ridurre il proprio potenziale commerciale e dall’altro una qualità di vita migliore per i degenti stessi. Questo, senza entrare nel dettaglio dei costi di gestione di un posto ospedaliero, se confrontato con una alternativa di sicuro risparmio. Purtroppo, con grande tristezza prendiamo atto che l’attuale Presidente della Giunta Regionale, ancor prima di reperire canali istituzionali adeguati, affida il suo sfogo in tarda serata ai social. Pensare che nessuno a palazzo Deffeyes sia in grado di assicurare una costante ed adeguata comunicazione con le istituzioni nazionali, mette un certo imbarazzo.

I Parlamentari valdostani, per contro, è impossibile citarli. Perché tacciono da mesi. Non è dato sapere se per mestizia o incapacità.

Nel frattempo i comuni mortali, tra zone arancioni, gialle e rosse, sono costretti a vederne di tutti i colori. Quel che forse, dal loro scranno, non è chiaro a LorSignori è quale sia l’unica zona che conta oggi: quella Cesarini. Perché il tempo è scaduto e siamo nei minuti di recupero.

Solo attraverso una (ri)determinazione del concetto di AUTONOMIA tanto abusato nei mesi passati, si avrà la possibilità, IL DOVERE, di trovare AUTONOMAMENTE le soluzioni del caso senza aspettare la medicina indigesta e spesso inadeguata che arriva a tradimento da Roma. A questo servirebbe lo Statuto Speciale. Ad agire con cognizione di causa ATTIVAMENTE su un territorio a tutti gli effetti “speciale” con il potere previsto dalla Costituzione stessa, potere che da mesi non si preoccupa che di fornire, come in una continua, ostinata, dannata estrazione del lotto, freddi numeri che parlano, spesso lo dimentichiamo, di PERSONE.

Solo che qui non vince nessuno. Non vincono le persone che hanno sofferto, si sono ammalate esono morte, nella speranza che possano perdonare l’eventualità che una gestione differente avrebbe potuto evitare loro inutili sofferenze. Non vincono le persone sopravvissute provate psicologicamente dalla reclusione e dalle limitazioni imposte per insipienza altrui. Non vincono nemmeno le persone sane, che questa crisi epocale ha travolto, nella finora vana attesa che qualcuno possa porre fine alle discriminazioni tra chi ha visto annullare le proprie entrate e chi non ha subito perdita alcuna. Non vince l’equità sociale che sta alla base della democrazia moderna. Non vince, anzi perde clamorosamente, qualsiasi principio di buon governo che dovrebbe essere teso al benessere deicittadini. Non vince la Salute Pubblica, che la stessa OMS nel 1948 indicava come “uno stato di benessere fisico, psichico e sociale.”

I minuti di recupero scorrono inesorabili e il tempo a disposizione per salvare il nostro tessuto sociale ed economico sta terminando. Un tempo per ripensare le dinamiche sociali, commerciali e politiche su basi rinnovate. Un tempo per rivedere il concetto di utilizzo degli spazi montani di cui siamo fortunati custodi, esulandolo dal connubio sinonimico dello sci da discesa, degli impianti a fune, del turismo di massa. Perché solo in una pur dolorosa, ma ormai necessariamente repentina evoluzione potrem(m)o salvare noi stessi e la comunità di cui facciamo parte da uno sfacelo che, diversamente, porterà povertà, miseria e disagio in quello che resta uno dei luoghi più belli al mondo.

Possibilmente prima del fischio finale, che è facile supporre, stavolta, non sarà un fischio isolato".