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Politica e Istituzioni

Lettera al Direttore, il consigliere Perron risponde alla polemica su Arcigay nelle scuole: "siamo di fronte ad un attacco dell'ideologia neo-marxista"

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Gentile Direttore Francesco De Santis,

non mi stupisce leggere un certo clamore mediatico riguardo all'iniziativa che il gruppo Lega Valle d'Aosta ha presentato nel Consiglio regionale del 22 e 23 giugno riguardo all'intervento in una scuola dell'associazione 'Arcigay Valle d’Aosta/Queer VdA'.

Partirò dalla mia tesi di fondo: siamo di fronte al più grande attacco dell'ideologia neo-marxista da circa mezzo secolo a questa parte, a partire cioè dagli anni '60 e '70.

Un'ideologia che mira a destituire nella società occidentale ogni concetto tradizionale, dalla patria ad ogni forma di autorità e quindi di gerarchia, dalla famiglia per arrivare alla religione, fino ad approdare, di recente, alla negazione stessa di natura e biologia nell'essere umano.

Il risultato catastrofico è assolutamente prevedibile, non perché dalle "nostre parti" si ami essere delle Cassandre, ma perché basterebbe studiare ciò che queste ideologie hanno prodotto quando, nel corso della storia, sono state applicate.

Alla base vi è presupposto un assoluto materialismo, con la negazione di ogni principio trascendente. Ecco perché attivismo e impegno politico diventano essi stessi una nuova religione, nel tentativo di colmare il vuoto gigantesco che l'uomo moderno avverte. Nella lotta ideologica, in una futura terra promessa viene riposto il senso della vita: nel mondo anglosassone il tipo più intransigente è chiamato "social justice warrior", guerriero della giustizia sociale.

Vi è poi la visione di una società divisa tra oppressi ed oppressori: nel 19esimo secolo erano proletari e capitalisti. Oggi le vittime del sistema sono le donne, gli omosessuali, i transessuali, i migranti e il nemico da abbattere diventa la società patriarcale, il maschio eterosessuale, meglio se bianco e privilegiato, trincerato dentro confini nazionali giudicati insensati e meschini.

Ulteriore radice ideologica è quella di un egualitarismo cieco e radicale, che deve essere raggiunto ovunque, truccando i dadi ogni qualvolta possibile grazie a "quote", di genere oggi, razziali o addirittura basate sull'orientamento sessuale domani. Anche il linguaggio non sfugge a queste logiche e deve essere modificato in senso 'inclusivo', a volte addirittura per legge, come accaduto in Canada nel 2017.

Perché non basta l'uguaglianza nelle opportunità, assolutamente giusta e oggi raggiunta anche grazie alle lotte politiche del passato. La rivoluzione, per definizione, divora sé stessa e travolge ogni cosa, ecco perché bisogna spingersi sempre più avanti: dove c'è una disparità c'è per forza una discriminazione, un sopruso, una violenza. Ma soprattutto un nemico.

Poco importa se le cose sono viste sempre a senso unico: qualcuno dice mai che gli incidenti mortali sul lavoro, in Italia, sono circa 10 volte maggiori per gli uomini rispetto alle donne? Oppure, si sente mai parlare di quote maschili nelle scuole dell'infanzia in Italia, dove le maestre occupano il 97% dei posti? E l'elenco sarebbe ancora lungo, ma non è questo il luogo e non voglio annoiare ulteriormente il lettore.

Di sicuro c'è che, quando questi presupposti vengono applicati, l'intervento pubblico si accentua, la libertà di espressione diminuisce, lo Stato diventa morale e moralizzante, la burocrazia aumenta e si complica, negli apparati si moltiplicano gli "osservatòri", versione moderna e per fortuna inefficace dei tribunali rivoluzionari, alimentati dall'odiosa tendenza umana alla delazione e al giudizio sommario.

Nel frattempo, la tassazione cresce a causa degli aumentati costi del sistema pubblico, la libera iniziativa privata soffre e viene gravata da nuove pastoie che ne ostacolano lo sviluppo, mentre una soffocante cappa di pensiero unico espande a dismisura il concetto di "politico", andando ad includere arte, gusti personali e vita privata.

La vera manipolazione, conscia o meno che sia poco importa, è presentare presupposti ideologici sotto mentite spoglie, spacciandoli per dati di fatto o verità assolute. Perché i pensatori radicali della sinistra "decostruiscono" tutto, tranne il loro stesso pensiero.

Ci sono milioni di famiglie, e di ragazzi, che non si riconoscono in questi concetti di parte. Lo scontro politico si faccia nelle aule democratiche, non nelle attività senza contraddittorio di associazioni e collettivi; non nelle scuole, dove il limite tra indottrinamento e cultura è così facilmente travalicabile; e tantomeno negli "osservatòri" e nei tribunali, più o meno rivoluzionari che siano.

Superare i limiti delle democrazie liberali significa fare un tuffo nell'ignoto, questo è quanto insegna la storia. Ma è proprio ciò che stiamo facendo. Con la risolutezza degli ottusi, il conformismo dei pavidi e l'allegra incoscienza dei folli.

Simone Perron