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Cronaca

La Nazionale vince il posto in finale e ci fa ritrovare la libertà - Quando i Campionati europei diventano qualcosa di più di una manifestazione calcistica

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Il detto è “La Roca, quando vede l’Italia, fa festa” ma martedì sera la festa l’ha fatta tutta Italia ed anche la nostra Aosta si è addobbata per l’occasione del tricolore e del giusto animo che si richiede per partecipare ad un vero festeggiamento degno di essere chiamato tale, tenutosi nelle vie del centro e, in particolare, presso l’Arco d’Augusto.

Così si è conclusa la partita che vede scontrarsi Italia e Spagna, con una vittoria tutta nazionale che, dopo più di un anno di restrizioni, imposizioni e divieti, entrati ormai a far parte non più soltanto delle nostre abitudini quotidiane ma addirittura del nostro stesso essere, rappresenta certamente qualcosa di più che una mera scusante per scendere in strada a fare i caroselli e suonare i clacson.

È una vittoria che non ci fa solo arrivare alla finale dei Campionati europei di calcio ma ci restituisce soprattutto la nostra signora Libertà.

Ci ricorda il calore di un abbraccio, la forza dell’unione, la bellezza dello stringersi l’un l’altro tra ansia, gioia, rabbia e tutto il frullatore di emozioni provabili.

I maxi schermi dei locali del centro, a rischio sanzioni per violazione di un’ordinanza recentemente emessa ad hoc dal Questore di Aosta, come abbiamo appreso dalle notizie di qualche giorno fa, ci inducono ad abbandonare i divani di casa sui quali siamo stati costretti per mesi.

Le mascherine abbassate lasciano spazio ai tricolori, svelano i sorrisi, chiariscono i boati ad ogni gol e, per quanto biasimevoli, vogliono dimostrare la personale assunzione di ogni rischio e pericolo, a discapito della propria salute, in favore di un’illusoria normalità.

Dal dolce contributo alla nostra Raffa nazionale, sulle note di “A far l’amore comincia tu”, all’ansia trepidante dell’ultimo dei rigori calciati, ciò che accade nello stadio di Wembley ci fa dimenticare per più di due ore l’emergenza sanitaria che grava ancora sul nostro Paese.

Ma il Covid esiste e proprio per questo la partita di martedì sera ha avuto decisamente tutto un altro sapore: a prescindere da qualsiasi tecniscimo calcistico che non mi compete, quella che stiamo vedendo battersi in queste settimane è una Nazionale italiana di calcio giovane - solidale quindi a chi probabilmente ha mal tollerato i lockdown vissuti - simpatica nel farci credere di inseguire il sogno di una coppa che da 53 anni ci manca tanto ma in realtà ci fa capire che il vero sogno che inseguiamo è ritrovare la tanto bramata LIBERTÀ.

Perciò, grazie Azzurri per averci regalato non una “semplice” vittoria ma la parvenza di una normalità rievocata dall’immagine di un popolo tornato ad abbracciarsi sotto un’unica bandiera, cantando all’unisono l’Inno di Mameli, ricordandoci il potere, ma soprattutto la bellezza, di questi simboli.

Arrivederci a domenica.

Alessandra Tripodi