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Cronaca

INTERVISTA ESCLUSIVA A ROSY BINDI: "i valdostani non devono delegare alla magistratura la lotta alla mafia"

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Nell'ottobre del 2017, Rosy Bindi, allora presidente della commissione antimafia in parlamento, venne in Valle d'Aosta, e molti esponenti politici valdostani minimizzarono gli esiti e il senso della sua visita. Persino l'allora sindaco di Aosta Fulvio Centoz (tra l'altro dello stesso partito della Bindi, il Pd), e che poi dovette ammettere di essere andato anche lui a chiedere i voti al presunto boss dell'Ndrangheta Tonino Raso, criticò pubblicamente la missione della Bindi in Valle d'Aosta. Oggi, dopo l'inchiesta "Geenna" e quella ancora in corso, "Egomnia", Rosy Bindi intende spiegare ai valdostani il suo punto di vista sulla situazione. 

Onorevole Bindi, ha letto delle inchieste Geenna ed Egomnia? Cosa ne pensa?

“Penso che finalmente la magistratura ha fatto chiarezza in Valle d’Aosta, e quindi che è stata portata alla luce del sole una realtà che è stata sommersa per anni, perché vittima del negazionismo sempre molto diffuso al nord Italia riguardo alle infiltrazioni mafiose. Per i valdostani la mafia nel loro territorio non esisteva, anche se nella vasta comunità calabrese da tempo presente in Valle c’erano nomi di ndranghetisti famosi come quello di Giuseppe Nirta, arrestato in Spagna. Ben vengano dunque le inchieste della magistratura, perché è merito loro, ma mi auguro che non si deleghi sempre alla magistratura la lotta alla mafia. È evidente che se noi lasciamo la lotta alle mafie soltanto alla magistratura passano gli anni prima che la presenza delle mafie venga accertata. Ai magistrati servono le prove, ma ai cittadini bastano gli indizi, e di indizi in Valle d’Aosta non ne mancavano. Quindi è responsabilità dei cittadini e delle classi dirigenti di vigilare e avere atteggiamenti non collaborativi e non collusi con la mafia, bensì combattivi contro il potere mafioso.

E' vero che quando è venuta in Valle d'Aosta ha trovato molto negazionismo da parte dei valdostani sul tema delle infiltrazioni mafiose?

“Si ho trovato molto negazionismo. Le reazioni non furono positive per la nostra presenza, anzi venimmo accusati noi della commissione antimafia di additare i calabresi come ndranghetisti e di offendere le comunità della Valle d’Aosta e la sua classe dirigente. Invece il tempo è stato galantuomo e ci ha dato ragione”.

Che percezione ha dei politici valdostani in merito al fenomeno delle infiltrazioni mafiose? Secondo lei lo vogliono davvero combattere?

“Io non ho una conoscenza approfondita della classe dirigente valdostana. Spero che quelli coinvolti nelle inchieste abbiano la possibilità di dimostrare la loro estraneità ai fatti. Se così non fosse però, i valdostani dovranno prenderne atto. L’auspicio che faccio come italiana e come appassionata della Valle d’Aosta è che da queste inchieste emerga una maggiore consapevolezza e che nasca davvero la volontà da parte dei valdostani di combattere la mafia e di creare le condizioni perché il loro potere non si insedi nell’economia e nella politica. Dobbiamo renderci conto che le mafie sono un potere condizionante per la democrazia. Non bisogna fare appello solo alla politica ma a tutte le classi dirigenti: professionisti, imprenditori e anche giornalisti. Da parte di tutti ci vuole una vigilanza maggiore. E poi occorrono regole che spesso sottovalutiamo. Il fenomeno mafioso non si combatte soltanto con le leggi penali, ma con buone leggi, per esempio quelle sugli appalti. Spesso le mafie non violano le leggi ma le usano. La forza delle mafie è la loro capacità di attraversare i varchi che la legge spesso apre loro.  

Cosa pensa di chi continua a sostenere che quelle intercettazioni dei magistrati non provano la presenza dell'ndrangheta in Valle d'Aosta? Lo sa che la maggior parte dei politici valdostani pensa questo?

“Io conosco la serietà della magistratura italiana e della DDA di Torino, e sono sicura che le loro inchieste sono fondate su prove. È preoccupante questo atteggiamento. Può anche darsi che non tutto il contenuto dell’inchiesta abbia un seguito fino al terzo grado di giudizio, ma questo non solleva la politica e le classi dirigenti dalle loro responsabilità. Se aspettiamo le prove dei magistrati intanto i poteri mafiosi intaccano la nostra economia e la nostra democrazia. Non possiamo stare fermi ad aspettare la magistratura”.

L'ex presidente prefetto Laurent Viérin, che lei ha conosciuto, è indagato per concorso esterno mafioso, è sorpresa?

“Devo dire che io mi sorprendo sempre. Io non ho una conoscenza diretta delle persone. Apprendo la notizia e non emetto giudizi, però il punto centrale sono le leggi. Oltre che buoni uomini ci servono buone leggi, che sono capaci di far diventare buoni uomini anche gli uomini cattivi. Se un presidente di una Regione ha anche la funzione di Prefetto e la sua funzione è quella di vigilare sulla presenza dell’Ndrangheta, col potere di sciogliere i comuni, lui potrebbe essere in conflitto di interessi. Perché come prefetto dovrebbe far emergere il consenso condizionato dalla mafia, ma come Presidente lui ha interesse a prendere il consenso in quel comune, ed è per questo che le due funzioni possono essere in conflitto tra di loro. Le inchieste questo lo dimostrano.”

La Lega è contraria a questa separazione perché dice che intacca l’autonomia...

“L’autonomia della regione Valle d’Aosta non è intaccata da un prefetto che vigila sulle infiltrazioni mafiose ma è intaccata dai poteri mafiosi.”

Quindi lei è d’accordo alla separazione della carica di prefetto da quella del presidente della regione Valle d’Aosta?

“Io credo che si debba, con una legge costituzionale, portare questa modifica, ma non lo penso solo io, lo pensa tutta la commissione antimafia della diciassettesima legislatura che lo ha scritto nella relazione finale che è stata approvata all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari in commissione”.

Vuole aggiungere qualcosa in merito al fenomeno della mafia in Valle d'Aosta?

“Vorrei dire a tutti quelli che abitano in Valle d’Aosta che sono in grado di resistere ai poteri mafiosi. Devono prenderne atto e devono smetterla di negare l’evidenza. E devono assumere dei comportamenti di autentica buona cittadinanza. Quelli coerenti con la nostra costituzione. Non ci vogliono gli eroi per combattere le mafie ma cittadini esemplari. Basta attenersi alla costituzione. La più grande responsabilità spetta però alla politica.”