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Indagine, identificazione e arresto: il punto sull’omicidio di La Salle

di Giuseppe Manuel Cipollone

di Giuseppe Manuel Cipollone

Si tratta di Auriane Nathalie Laisne, residente a Saint-Priest, comune dell’area metropolitana di Lione, la ragazza francese di 22 anni ritrovata senza vita nella chiesetta diroccata di Equilivaz, a La Salle. A identificarla sarebbero stati i genitori. Per il suo omicidio è gravemente indiziato Teima Sohaib, 21 anni, cittadino italiano di origine egiziana per anni residente a Fermo. Il giovane è stato arrestato ieri, 10 aprile, a Lione dalla Gendarmerie francese.

I due ragazzi intrattenevano una relazione stabile e, da quanto si è appreso, già problematica: Teima Sohaib era soggetto ad un provvedimento di allontanamento dalla giovane emesso dall’autorità francese, nonostante questo i due – in direzione Italia – si sarebbero allontanati insieme, viaggiando attraverso il Traforo del Monte Bianco. La data dell’ingresso in Valle d’Aosta è il 25 marzo, la data probabile del gesto efferato è da individuare fra il 26 e il 27 appena successivo. Il cadavere, in seguito, si sarebbe conservato fino al giorno del ritrovamento, il 5 aprile, grazie al clima e alle temperature basse. Questa almeno è una prima ricostruzione, a grandi linee, fornita questa mattina in conferenza stampa presso la caserma dei Carabinieri di Aosta.

Il punto in conferenza stampa

A fare il punto sulla vicenda in conferenza stampa sono la Procura e i Carabinieri del comando di Aosta, di fronte ad un drappello di giornalisti di varie redazioni nazionali. Alcuni elementi appaiono certi, sebbene – specifica il Procuratore capo, Luca Ceccanti – ci si trovi ancora in una fase di indagine, il giovane è quindi da ritenersi solo un indiziato.

Ma il carico di indizi su Teima Sohaib è pesante, pertanto lo stesso Ceccanti introduce: “la nostra ipotesi è che l’omicidio sia premeditato, si tratterebbe di un femminicidio, un tentativo di annullamento della volontà, una manifestazione di potere nei confronti della ragazza”.

Il Procuratore capo, poi, ringrazia gli investigatori per la celerità e la precisione: “le indagini si sono svolte in modo rapido e proseguiranno. Peraltro, fino adesso hanno avuto un grado di complessità notevole. L’indagato è espatriato in Francia in un momento appena successivo al fatto per cui è gravemente indiziato. Il merito deve andare ai Carabinieri”.

Le autorità confermano quanto scritto da AN24, l’autopsia sulla salma è stata eseguita in gran riserbo – dal dott. Roberto Testi – già domenica 7 aprile, presso il cimitero di Aosta. Ed è sulle indagini che ricostruisce alcuni ulteriori elementi il Sostituto procuratore, Manlio D’Ambrosi, che ha coordinato fin qui le indagini: “inizialmente è stato difficile ricostruire l’identità della giovane, sul posto del ritrovamento non erano presenti documenti. Grazie all’incrocio dei dati, però, è stato possibile dare un identità certa alla persona offesa. Di lì, è stato possibile risalire a chi la stesse accompagnando, con un incrocio scientifico dei dati”.

E’ lo stesso dott. D’Ambrosi a ricordare come le indagini siano ancora in corso: “abbiamo ricevuto alcuni dati dall’autopsia, ma siamo in attesa di altri elementi medico-legali che ci aiuteranno a chiarire alcuni aspetti”.

Sull’esecuzione dei rilievi e delle prime indagini è, invece, il comandante dei Carabinieri di Aosta Giovanni Cuccurullo a specificare: “il soggetto ha tenuto delle condotte per mascherare l’identificazione della vittima, all’inizio non è stato semplice. Abbiamo iniziato delle indagini su strada, per poi incrociarle con degli accertamenti scientifici, da lì siamo riusciti a focalizzarci sull’indiziato”.

Il cadavere della giovane è infatti stato rinvenuto in posizione fetale, quasi a simulare la morte durante il sonno. Il decesso, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe avvenuto dentro la cappella. Ma su questo aspetto esiste ancora riserbo. Inoltre, tutti gli oggetti potenzialmente identificativi, come i documenti o il cellulare, sono stati portati via dalla scena. Pochi invece i dettagli sull’arresto, che riguardano le autorità francesi.

A smentire una prima ipotesi, circolata sulla stampa, che vedeva il coinvolgimento di furgone rosso/bordeaux è il Tenente colonnello Tommaso Gioffreda, alla guida del reparto operativo locale dei Carabinieri.

“Il furgone bordeaux non c’entra – dice Gioffreda -, si spostavano con mezzi pubblici e low cost. Erano stati fermati per un controllo il giorno dell’ingresso in Italia, su un pulman, al Traforo del Monte Bianco”. Il Carabiniere, inoltre, ha voluto ringraziare i cittadini di La Salle per il fondamentale contributo con le testimonianze.

Sul processo, infine, è difficile prevedere scenari processuali futuri ora che è subentrata anche la variabile della Giustizia francese. “A carico del giovane è stato emesso un mandato di arresto europeo – conclude il Procuratore Ceccanti. Per quanto riguarda noi, abbiamo trasmesso una richiesta formale di estradizione, ma non si può prevedere come andrà”.

Giuseppe Manuel Cipollone