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Il XV secolo ai piedi delle Alpi valdostane, fra Santa Inquisizione e diaboliche streghe: successo per l’evento del FAI giovani

di Redazione

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Pienone per la conferenza ‘La persecuzione contro la stregoneria medievale in Valle d’Aosta’ offerta dal FAI giovani e tenuta dal prof. Ezio Gerbore a La Salle sabato 8 luglio alle ore 18:00. Un evento che già l’anno scorso ha avuto molto successo e che verrà riproposto in altre occasioni anche nel 2023.

Lo storico medievista Gerbore ha presentato – in uno spettacolo per alcuni tratti teatrale – una vasta panoramica di casi di presunta stregoneria avvenuti nella nostra regione, in particolare a cavallo tra la bassa e la media Valle, nel XV secolo.

Un trittico quello di donne, pratiche magiche pagane e avvenimenti per l’epoca inspiegabili che costituiscono i tre ingredienti dell’immaginario collettivo dei “sabba”, ovvero delle presunte cerimonie maligne fatte di grandi cene e rituali orgiastici fra streghe e satanassi. Un immaginario che si diffonderà in tutta Europa e proprio nella Valle d’Aosta tardo medievale ha trovato i natali.

Dal primo caso della “Dollina” in poi sono circa una ventina i processi per stregoneria nel ‘400 valdostano, dove le accuse sono tante e variegate: pratiche di guarigione diabolica, esoterismo, evocazione del diavolo, ma anche maledizioni per causare impotenza nei mariti devoti o l’aborto e la morte prematura nelle mamme innocenti.

Le streghe erano accusate di essere artefici delle peggiori nefandezze e peccati contro la maestà di Dio. Le pene potevano essere severe fino alla morte sul rogo, anche se esistono casi di sentenze minori come la condanna a portare una vistosa croce sul petto in segno di penitenza per le pratiche occulte.

A segnare tutte le vicende processuali la pratica della tortura che non ci potrà mai restuire la veridicità delle confessioni ai tribunali da parte delle presunte streghe, che pure arrivarono ed anche in abbondanza: come nel caso di Antonia de Clappey, di Pontey, che nel 1439 confessò di aver visto il diavolo e di aver ceduto alle sue proposte dopo che devotamente si era rivolta a Dio e non era stata ascoltata. La donna aveva quindi confessato – sotto la tortura del “tratto di corda” – di aver partecipato ad una grande conventicola alla presenza di Satana in cui si era consumato un lauto pasto a base di carne di bambini e poi fatto sesso orgiastico con i demoni.

Inspiegabile – per il prof. Gerborre – la ragione che ha comportato l’impennata di casi di stregoneria in Valle d’Aosta nel quindicesimo secolo e che portò a coinvolgere decine di persone fra testimoni e nuovi imputati. I processi andarono avanti fino al ‘700, ma cambiarono natura e soprattutto diminuirono drasticamente di frequenza. Ma ai piedi delle Alpi valdostane era già nato e si era definito l’immaginario che per secoli – e forse ancora oggi – segna la figura della strega: donna mentitrice, diabolica e pericolosa, figlia della mostruosa Lilith, disposta ad unirsi a Satana pur di ribellarsi alle leggi divine.

Giuseppe Manuel Cipollone