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Il 2023 della Lega in Consiglio Valle: tutto quello che c’è da sapere

di Redazione

di Redazione

Il 2023 è stato un anno travagliato per la Valle d’Aosta, scossa dalla crisi economica e con un rialzo dei prezzi al consumo che ha portato molte famiglie sulla soglia della povertà. In questo quadro difficile, anche la situazione politica non è stata delle più rosee. Abbiamo assistito infatti, ad inizio anno, a un rimpasto di Giunta incomprensibile e, soprattutto, che non ha portato le risposte necessarie per risollevare il tessuto socioeconomico della nostra Regione.

In questo quadro, il Gruppo Lega Vallée d’Aoste ha cercato, come sempre, di fare proposte concrete e di buon senso tutelando le fragilità e rilanciando i punti di forza che la Valle d’Aosta possiede.

Numerose sono state le iniziative ispettive e propositive formulate (403 in un solo anno) a cui vanno aggiunte numerose proposte di legge (ben 5 in un solo anno). Fra queste, la proposta di legge sui Distretti del commercio, che avrebbe permesso di evitare la desertificazione commerciale di alcune aree della nostra Regione, mantenendole vive e rilanciandole, ma che la maggioranza a trazione Union e PD non ha approvato sostenendo che non era necessaria.

Ad agosto abbiamo depositato la proposta di legge “Disposizioni per la valorizzazione degli artisti in Valle d’Aosta”, che interviene sulla persona fisica degli artisti, che verranno inclusi in un “Albo degli artisti valdostani”, valorizzandoli e proiettandoli verso altre realtà, consentendo loro di ottenere numerosi benefici.

Ad ottobre abbiamo poi depositato una proposta di legge per introdurre in Valle d’Aosta il “Fattore famiglia”, un indicatore sintetico della situazione reddituale, che premia le famiglie con un maggior accesso ai servizi permettendo di invertire il declino demografico tenendo conto, ad esempio, del numero di figli e delle condizioni di disabilità all’interno del nucleo.

Infine, in campo sanitario, abbiamo presentato due proposte per migliorare la vita di chi si occupa della cura della nostra salute. Un emendamento, approvato, che introduce il benessere lavorativo per il personale ed un’altro che voleva estendere le indennità di attrattività anche alle Oss. La maggioranza, sorda alle necessità dei valdostani, ha bocciato la nostra proposta creando così una disparità fra i lavoratori del comparto sanitario. Tutte le figure sanitarie, che da inizio pandemia devono affrontare un grosso carico di lavoro a causa della diminuzione del personale, devono essere egualmente sostenute.

Gli Oss sono infatti la categoria che si è maggiormente ridotta dal 2021 ad oggi, passando da 230 alle 200 attuali. Per questo motivo siamo convinti che occorra mettere un freno all’esodo degli Oss dalla sanità valdostana, soprattutto perché, al pari degli altri, sono figure fondamentali per la presa in carico dei pazienti.

A marzo, a seguito dell’approvazione di una nostra mozione, è stata abolita l’obbligatorietà di presentazione del certificato medico dopo cinque giorni di assenza, un’inutile incombenza burocratica per le famiglie oltre che un aggravio di lavoro per i medici.

Nel mese di ottobre sono state finalmente inaugurate due panchine colorate, gialla per l’endometriosi e viola per la fibromialgia a seguito di due nostre mozioni approvate all’unanimità dal Consiglio regionale.  Oltre a queste, dopo un lungo percorso, sono stati approvati i contenuti della nostra proposta di legge per la tutela delle donne affette da endometriosi. Un riconoscimento in Valle d’Aosta di questa patologia ed una attivazione di esenzioni per chi ne è affetto. Sempre a seguito di una nostra proposta di legge che prevedeva interventi per il sostegno ai soggetti che necessitano di assistenza sanitaria fuori dal territorio regionale e alle loro famiglie sono stati deliberati rimborsi e aiuti per chi è obbligato ad uscire dalla Regione per ricevere cure adeguate.

Per cunsultare il sito della Lega Vallée d’Aoste segui il presente link: www.legasalvinipremiervda.it

Anche quella di quest’anno è stata dunque un’azione forte e concreta, che non si è limitata alla protesta, ma a fianco dell’attività ispettiva ha portato avanti un’articolata proposta che non ha guardato al colore politico, ma al bene comune cercando di passare dalle parole ai fatti.