REDAZIONE@AOSTANEWS24.IT

Giorno del Ricordo, intitolati a Salvatore Radizza i giardini di corso XXVI Febbraio ad Aosta

di Redazione

di Redazione

Si è tenuta sabato 10 febbraio – nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione del Giorno del Ricordo dei Martiri delle foibe – l’intitolazione dei giardini pubblici in corso XXVI Febbraio ad Aosta, al martire Salvatore Radizza, la cui famiglia – investita dall’esodo giuliano-dalmata – ha legami molto forti con la Valle d’Aosta.

Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento italiano con la legge 92 del 2004 n. 92, al fine di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La ricorrenza si celebra, appunto, il 10 febbraio di ogni anno. Ad intervenire per un breve momento commemorativo il Sindaco di Aosta Gianni Nuti, il Consigliere regionale Andrea Manfrin e il Presidente della Regione Renzo Testolin.

La Regione Autonoma Valle d’Aosta e la città di Aosta, dando seguito ad una mozione approvata dal Consiglio regionale il 10 febbraio 2021, hanno deciso di dedicare a Salvatore Radizza, nativo di Curzola (Dalmazia), un connazionale arrestato, imprigionato e fucilato il 2 ottobre 1943 con altri civili e militari italiani.

Un legame che non è solo simbolico, ma anche umano, dato che la famiglia Radizza risiede in Valle d’Aosta dal 1966 quando Antonio Radizza, figlio di Salvatore, esule dall’età di 8 anni, si stabilì ad Aosta con il grado di Capitano del Corpo degli Alpini, arrivando a comandare fino al 1987 il Battaglione Aosta, con il grado di Tenente Colonnello. Il nipote, poi, Salvatore Paolo Radizza, nato ad Aosta nel 1967, ha comandato con il grado di Generale di Brigata il Centro Addestramento Alpino dal 2017 al 2019.

Ricorrenza con una velata polemica dell’Anpi

Alla manifestazione è stato deciso di non esporre stendarmi e coccarde delle associazioni combattentistiche, per evitare che elementi politici potessero divenire oggetto di polemiche. Aspetto questo che non è piaciuto all’Anpi della Valle d’Aosta che – pare – si sia prima presentata alla cerimonia e successivamente, impossibilitata ad esporre le effigi, si sia allontanata in polemica.