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Cultura e Spettacoli

Ecco la scena Trap aostana: "Noi siamo andati avanti mentre la scuola e la società sono indietro di 150 anni"

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Eugenio Mastrolorenzi, alias Mastro, Alessandro Tartin, alias BboyTarti, Gabriele Pisani, alias Sick_Pisa, Andrea Trecate, alias Treck, Gabriele Gualla, alias Gabbo-G, Mattia Fiori, Trentatadue Angry, Axel Celano, alias Greese. Loro sono la scena Trap aostana. I loro artisti preferiti sono Sfera Ebbasta, Gemitaiz, ma anche gli americani Travis Scott, Lil Baby, Lil Uzi Vert e Lil Pump.

Tra di loro solo uno va ancora a scuola, mentre gli altri, proprio come i loro idoli, hanno lasciato gli studi agli inizi dell’adolescenza per sfondare nel mondo della musica. Il loro obiettivo nella vita? Ovviamente vivere di musica e fare tanti soldi con quello che amano fare, cosa che, a loro avviso, gli adulti e la società non riescono ad accettare.

E se solo 10 o 15 anni fa nella nostra città, eravamo abituati alle band che si formavano al liceo scientifico e classico; e a giovani artisti tutti mediamente benestanti, ecco i nuovi musicisti di Aosta: quartieri popolari, niente superiori, e soprattutto, niente soldi di papà. 

Non era roba per noi” mi rispondono i ragazzi alla domanda su come mai hanno mollato gli studi. 

Mastro, l’unico tra di loro che sta cercando di diplomarsi, ci spiega: “la scuola ti impone una mentalità che opprime le forme artistiche. La scuola in 150 anni non è ancora cambiata, il mondo è andato avanti e la scuola è rimasta uguale. Noi siamo andati avanti mentre la scuola è rimasta indietro, ed è per questo che chi ama la musica Trap a scuola non si trova a suo agio e si sente giudicato, e finisce così per mollarla”.

Trentadue Angry dice: “io andavo al convitto, e c’erano degli educatori che se dicevo che volevo fare musica nella vita mi rispondevano che sarei finito a spacciare. Non potevo fare e dire nulla, mi giudicavano e basta, e non riuscivano a capire la mia passione per la musica. Io non mi sento migliore di nessuno, sono una persona come gli altri, solo che ho questa passione e voglio coltivarla".

BboyTarti invece racconta: “In terza media i prof dicevano in classe che ero un tossico solo perché facevo musica rap, davanti a tutti”.

Tra di loro pochi hanno un piano “b” se le cose non dovessero andare bene con la musica. Mastro ha come progetto quello di andare all’Università e diventare un tecnico del suono.

Argomento "tabù" la politica: “non siamo contenti della situazione ma non serve a nulla ribellasi perchè non cambierebbe niente -  spiegano i ragazzi - lo hanno già fatto le generazioni precedenti e non è servito a nulla, oltre che erano altri tempi. Oggi la nostra generazione non si ribella perchè ha capito che tanto non serve a nulla e quindi non vuole sprecare tempo dietro cose che non servono". 

Mastro poi, fa una sua riflessione. “La trap non è superficiale, non sono solo le parole a trasmettere qualcosa nella musica. La musicalità di una canzone Trap trasmette già qualcosa anche se ci sono frasi che sembrano superficiali. Noi siamo il riflesso della società, e se parliamo di droga e di cose superficiali è perché siamo stati abbandonati. Noi cresciamo nella società che ci circonda e prendiamo spunto da questa. Raccontiamo quel che vediamo. La Trap è un’accusa allo Stato e alla società in un certo senso”.

In merito alla droga i trapper aostani rispondono: “anche Vasco Rossi parlava di droga ed era l’idolo di tutti, e nessuno ha mai detto niente, se noi trapper parliamo di droga veniamo messi in croce. Non è giusto”.

Non si interessano di politica, ma sono tutti d’accordo sulla legalizzazione della marijuana.

Io penso che lo Stato dimentichi i ragazzi nei quartieri delle periferie. Lo Stato spinge i giovani a delinquere e poi manda la polizia. Secondo me non è una cosa giusta, perché prima dimentichi le persone e poi le sbatti in carcere, collegando poi questo alla musica Trap, perché la maggior parte dei giovani che vivono nelle periferie ascoltano o fanno musica Trap” conclude Trentadue Angry.

Simone Nigrisoli