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Salute e Ambiente

Cosa fa il Piemonte per aumentare il numero dei tamponi - Venti laboratori mobilitati

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In Piemonte la pressione degli esperti e dei medici per aumentare il numero dei tamponi ha dato vita a una nuova strategia per aumentare la capacità di analisi Covid-19 dei pazienti, del personale sanitario, e delle persone a rischio di contagio: vengono progressivamente mobilitati venti laboratori.

La capacità di analisi attuale ha raggiunto il massimo della sua capacità: soltanto l’ospedale Amedeo di Savoia (che ha finito per rifiutare i tamponi che giungevano dalla Valle d’Aosta) e dalle Molinette svolgevano le analisi sui prelievi Cofid-19. I problemi ci sono: troppe domande, necessità di limitarsi ai soli pazienti gravi, incapacità di assicurare gli esiti che vengono richiesti dagli ospedali di provincia, mancanza di materiali e di reagenti. È la situazione critica emersa anche presso l’Ospedale Parini di Aosta.

L’Unità di crisi per l’emergenza sanitaria del Piemonte, che ha sede presso la Protezione civile di Corso Marche a Torino, ha quindi deciso di allargare il numero dei laboratori impegnati. Si segue il modello degli altri Paesi europei: da settimane in Francia sono stati autorizzati vari laboratori pubblici e privati a dare un contributo alla battaglia di conoscenza e analisi.

In Piemonte entrano così in gioco l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino (struttura partecipata anche dalla Regione Valle d’Aosta), l’Istituto per ricerca di Candiolo specializzato in oncologia (IRRCS), il Centro Regionale Antidoping del Piemonte, nato nel 2004 in occasione delle Olimpiadi invernali, i laboratori degli ospedali di Cuneo, Alessandria, e Novara, Orbassano, Rivoli, Biella e vari altri, per giungere a un totale di una ventina.

Gli estrattori – cioè le macchine per l’analisi dei tamponi - in vari casi erano già disponibili, ed è stato necessario adattarli alla ricerca Covid-19, mentre le aree di lavoro sono di solito già classificate con livello di biosicurezza 2 (come molti ospedali) o 3 (come altri ospedali e l’Istituto zooprofilattico). La Valle d’Aosta conta di appoggiarsi anche su quest’ultimo per soddisfare una parte dei propri fabbisogni, come è stato annunciato in conferenza stampa il 26 marzo.

La Diasorin di Saluggia, in provincia di Vercelli, dovrebbe immettere sul mercato entro pochi giorni anche le nuove macchine più rapide per la diagnostica Covid-19. Per quanto riguarda i reagenti, il Piemonte ha mobilitato diverse aziende, per essere in grado di coprire autonomamente i fabbisogni della ventina di laboratori regionali mobilitati, anche tenuto conto della diversità degli estrattori e dei tipi di prodotti necessari.

L’ARPA del Piemonte dovrebbe contribuire con propri estrattori, ma ha già inviato i propri biologi, chimici e tecnici a supportare i laboratori degli ospedali di Alessandria, Cuneo, Torino. I quattro laboratori ARPA del Piemonte stanno inoltre producendo – in analogia con l’iniziativa interna di ARPA Valle d’Aosta - una quota del liquido igienizzante necessario ai vari soggetti impegnati, dagli operatori sanitari, ai Comuni, alla protezione civile, alle forze dell’ordine. Le materie prime sono ottenute in collaborazione con varie aziende piemontesi del settore.

Enrico Martial