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Cultura e Spettacoli

‘Come un fiore raro’: in scena lo spettacolo di Davide Giandrini per omaggiare Mia Martini e tutte le donne

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È andato in scena nella serata di ieri lo spettacolo ‘Come un fiore raro’, di e con Davide Giandrini, proposto dal Consiglio Valle nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne che ricorre il 25 novembre.

Ad accogliere il pubblico è intervenuto, in rappresentanza delle istituzioni, il Vicepresidente del Consiglio Valle, Aurelio Marguerettaz: “in questi giorni, nei quali dovremmo concentrarci sul significato della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, guardo con particolare attenzione ai fatti riportati dalla cronaca”. Il riferimento è al caso Saman, la giovane pakistana scomparsa dopo aver rifiutato un matrimonio combinato.

Credo che dovremmo sforzarci di fare cultura perché questa cultura invasiva, in cui viene prevaricato il ruolo della donna, è insostenibile. Anche gli uomini possono fare qualcosa: cerchiamo di contribuire e di non sottovalutare gesti di prevaricazione nei confronti delle donne”, ha concluso il Vicepresidente.

‘Come un fiore raro’ è un omaggio a Mia Martini, per tutti ‘Mimì’, cantautrice italiana dalla voce inconfondibile, che ne ripercorre la vita dall’infanzia fino all’ultimo saluto. L’opera - scritta e diretta da Davide Giandrini, da sempre affascinato, a suo dire, “dal modo teatrale di esprimere le parole dentro le canzoni, ricco di ferita e di bellezza” - rientra nel ‘Mia Martini tour’, il cui debutto risale a marzo 2021. Replicato solo in streaming a causa del Covid, nell’autunno del 2022 lo spettacolo torna nei teatri e fa tappa anche ad Aosta, nella sala-teatro della Cittadella dei Giovani.

Per Giandrini, autore, poeta e regista teatrale già amico della Valle d’Aosta, la rappresentazione è un dono rivolto non solo a Mimì ma a tutte le donne. “Ho sempre voluto bene a questa donna e a questo tipo di femminile che, partendo dalla ferita, arriva ad un compimento”, ha dichiarato l’autore. L’esistenza della cantautrice, mista di intenso dolore e di eccezionale bellezza, diviene infatti nel tempo qualcosa di straordinario: è questo l’augurio che l’opera intende rivolgere a tutte le donne.

Il racconto teatrale si snoda attraverso narrazioni, videoproiezioni di canzoni, interviste e conversazioni che ritraggono ‘Mia Martini’ - nome d’arte che nel 1973 le consigliò Alberigo Crocetta, perché “all'estero i nomi italiani conosciuti sono tre: pizza, spaghetti e Martini, il liquore” -, pseudonimo di Domenica Rita Adriana Berté, dai primi anni 70’ fino alle ultime apparizioni, narrandone la profonda umanità oltre che alla tormentata e inenarrabile carriera, che ha dato vita a canzoni che rappresentano veri e propri componimenti poetici, tra cui ‘Almeno tu nell’universo’, ‘Gli uomini non cambiano’, ‘E non finisce mica il cielo’, ‘Piccolo uomo’, ‘Minuetto’, ‘Per amarti’, ‘Inno’, ‘Valsinha’.

Sorrisi e lacrime, un’incredibile forza e un’intima fragilità, la giovinezza ed il grande amore per la musica, il difficoltoso divorzio e la separazione dei genitori, il rapporto inizialmente conflittuale con il padre ed il legame che la unisce alla sorella Loredana, la droga e l’esperienza del carcere, le ingiuste accuse da parte della stampa di parricidio - così venne inteso da un noto settimanale il brano ‘Padre davvero’, con cui vinse il Festival di Viareggio nel 1971 -, i pregiudizi e le menzogne nei suoi confronti da parte del mondo dello spettacolo e il bisogno di riscatto fino a raggiungere la popolarità: rabbia, malinconia e sofferenza si fondono nella voce di Mimì fino a pervaderne la vita, pregevolmente rappresentata dall’autore sulla base di narrazioni e conversazioni con alcune persone particolarmente vicine a Mimì tra cui Menico Caroli, suo biografo ufficiale, e Olivia Berté, la sorella minore.

Ma quanto soffre un fiore nel non essere annusato? Intristito, disperato, gli vien come da appassire se il profumo da nessuno è respirato. [...] La bellezza è vilipesa, è maltrattata, innominata. La bellezza, lei, cammina nella notte più gelata. È un abbraccio senza gabbia, senza laccio. [...] La gente è distratta, non la vede. E l’artista, tenerezza, ne ha bisogno come aria di bellezza, come pane, come vino, di divino. Ora basta: la bellezza è un incontro che dev’essere trovato”, così recita durante lo spettacolo Giovanni Giandrini. Un invito alla riflessione e alla ricerca di quella bellezza nascosta in Mimì, “donna preziosa e sensibile come un diamante nascosto”, e in tutte le donne, di quella bellezza destinata al compimento.  

Martina Branco